Zazie nel metrò, Raymond Queneau
maggio 28, 2011 by lucia_b
Gabriel alza le spalle. Non dice nulla. Piglia la valigia di Zazie.E ora dice qualcosa.- Andiamo, – dice.E giù, proiettando a destra e a sinistra tutto quel che capita sulla sua traiettoria. Zazie gli galoppa dietro.- Zio? – strilla, – si piglia il metrò?- No.- Come no?Si è fermata. Anche Gabrìel frena, si volta, posa la valigia e fa la spiega:- Già, sì: no. Oggi, nix. Sciopero.- Sciopero?- Già, sì; sciopero. Il metrò, questo mezzo di trasporto eminentemente parigino, s’è addormentato sotto terra, perché gli addetti alle pinze perforanti hanno interrotto qualsiasi lavoro.- Ah, porci, – esclama Zazie, – ah, cialtroni. Farmi una roba così!- Mica soltanto a te, – dice Gabriel, perfettamente oggettivo.- Me ne sbatto. E’ a me che succede, io che ero tanto felice, beata e tutto, di scarrozzarmi in metrò.
Quale migliore esempio di viaggio di quello che compie Zazie a Parigi? Lei è lì per salire sul quel meraviglioso mezzo di trasporto che è la metropolitana cittadina, anche se le capita uno sciopero traditore. Ma il mirabolante itinerario personale che percorrerà, non è da meno: personaggi strani, spettacoli decadenti, avventure al limite del grottesco.
Con la stupefacente creatività linguistica che Queneau ci ha abituato a leggere (la traduzione italiana è deliziosa, ma la versione originale è un capolavoro) accompagnamo questa ragazzina sveglia e sfacciata in un giro al burlesque della Parigi anni ’50: sarà impossibile non rimanerne affascinati.
Buona lettura e a rileggerci!
Titolo: Zazie nel metro Autore: Queneau Raymond Dati: 2005, pp 192, € 10.50 Editore: Einaudi (collana ET Scrittori)ISBN 9788806173401











… mi ispira tantissimo… ma com’è che aumenta a dismisura la lista dei desideri???
dev’essere bellissimo: era già nella mia wish list, ora è ai primi posti.
Incominciando la tua citazione mi ero quasi quasi gasata pensando che Zazie avesse preso coscienza dei diritti dei lavoratori, di fronte ai meccanici in sciopero, e invece poi proseguendo mi pare proprio di no. Vabbè, io lo voglio leggere lo stesso).