Notre Dame de Paris, Victor Hugo
febbraio 8, 2012 by polepole
“Sono già oggi trascorsi trecentoquarantotto anni sei mesi e diciannove giorni da che i parigini si svegliarono al frastuono di tutte le campane che suonavano a distesa nella tripla cerchia della Cité, dell’Université e dell’intera città.Il 6 gennaio 1482 non è però un giorno che la storia ricordi.Nulla di rimarchevole nell’evento che così scuoteva fin dal mattino, le campane e i borghesi di Parigi. Non si trattava né di un assalto di piccardi o di borgognoni, né di un reliquario portato in processione, né di una rivolta di scolari nella vigna di Laas, né di un ingresso del nostro temutissimo signor Messere il re, nemmeno di una bella impiccagione di briganti e di brigantesse in Place dela Justice a Parigi.”
La trama
Quasimodo è un essere deforme, di mostruosa bruttezza, ma con un animo più che buono. E’ lui che suona le campane di Notre Dame, la cattedrale di Parigi; per questo motivo è diventato sordo. La sua vita è legata a Frollo, l’arcidiacono che lo salvò quando fu abbandonato dai genitori ancora in fasce, di fronte alla chiesa. Il più grande cruccio di Quasimodo è il non poter stabilire alcun rapporto con le altre persone, a causa del suo aspetto e della sua incapacità di parlare.
Ma un giorno nella sua vita entra danzando la bella Esmeralda…
Le impressioni
Primo grande successo di Victor Hugo romanziere (pubblicato nel 1831 all’età di 29 anni), Notre Dame de Paris è una storia tremendamente affascinante, dove le vicende si susseguono ed i personaggi si intrecciano e si dimostrano per quello che sono: pure e semplici (per quanto complicate) persone.
Uomini e donne, ognuno col suo carattere, ognuno coi suoi pregi e difetti, con le sue passioni e le sue paure. Immersi in una città e in una società che sono stati dipinti in un modo così realistico che sembra di afferrarli, appena ci sporgiamo in avanti verso le pagine…
Ci sarebbe talmente tanto da dire e da scrivere e da segnare tra le cose su cui meditare: questo libro è uno di quei capolavori da leggere e rileggere e rileggere… con la garanzia che ogni volta ci si possono trovare cose nuove, segni e spunti, idee e suggerimenti. L’unico consiglio che mi sento di dare, e che in qualche modo racchiude tutti i possibili commenti, è: leggetelo!
Di sicuro è un modo alternativo per imparare a conoscere una città imponente e importante come Parigi e… dato che l’argomento di questo mese per lo staff di Zebuk è proprio la Ville Lumiere… eccovi la Parigi del 1482, come la descrive Hugo:
“[...] Lo spettatore che giungeva là in cima senza fiato vedeva innanzitutto uno scintillio di tetti, di camini, di vie, di ponti, di piazze, di guglie, di campanili. Tutti vi prendevano agli occhi contemporaneamente, i pignoni scolpiti delle facciate, il tetto aguzzo, la torretta sospesa agli angoli dei muri, la piramide di pietra dell’undicesimo secolo, l’obelisco d’ardesia del quindicesimo, la torre rotonda e nuda del bastione, la torre quadrata e intagliata della chiesa, e quanto c’era di grande, di piccolo, di massiccio, d’aereo. Lo sguardo si perdeva a lungo alla massima profondità in quel labirinto, dove non c’era nulla che non possedesse la sua originalità, la sua ragione, il suo genio, la sua bellezza, nulla che non fosse frutto dell’arte, a partire dalla più piccola casa con la facciata dipinta e scolpita, la travatura esterna, la porta schiacciata e i piani a strapiombo, fino alla regalità del Louvre, che allora aveva un colonnato di torri. [...]“










