Quattro chiacchiere con Stefano Pastor

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Abbiamo avuto modo di presentarvi Bianco e Nero, racconto scritto da Stefano Pastor. Ci è venuta qualche curiosità e allora gli abbiamo chiesto di rispondere alle nostre domande. Buona lettura!

La forma narrativa del racconto ucronico è poco conosciuta e generalmente relegata al mondo del fantasy. Ci può dire perchè l’ha scelta?

A dire il vero non è stata una mia scelta, il racconto è nato nell’ambito di un concorso, dove il soggetto ucronico era indispensabile. L’idea di affrontare temi a me sconosciuti o poco usuali è sempre stuzzicante, quindi mi sono documentato per affrontare anche questa sfida. L’idea che un singolo evento possa influenzare l’intera storia umana è affascinante. Che sarebbe accaduto se a Gettysburg avessero vinto i Confederati, oppure se a Waterloo Napoleone non avesse perso? Quali sarebbero le ripercussioni nella nostra vita attuale? Può un singolo evento cambiare il mondo intero e avere influenza anche in paesi molto lontani da dove è avvenuto? Nell’ipotesi che regge il mio racconto, la vittoria dei Confederati riscrive completamente la storia dell’uomo, estendendo un fenomeno come lo schiavismo fino ai nostri giorni. Questa diversa mentalità quali reazioni potrebbe suscitare qui in Italia, dove lo schiavismo non è mai esistito? E specialmente in un piccolo paesino rurale, dove nessuno ha mai visto uno schiavo? Partendo da queste domande ho costruito una storia molto semplice, vista con gli occhi di un bambino che di politica e filosofia non sa un bel niente, però ha ben chiaro il concetto di giusto e sbagliato. Una storia che si basa sui due opposti, bianco e nero, e sull’impossibilità di trovare un punto di contatto.

Come procede il suo metodo di scrittura? Ha una scaletta che segue in modo preciso oppure “improvvisa”?

Il mio metodo di scrittura è variabile. Molto spesso quando inizio a scrivere ho ben chiara l’intera trama della storia. In alcuni casi è solo un abbozzo, ma comunque devo avere un’idea precisa su come iniziarlo e come finirlo. Non sono in grado di buttarmi allo sbaraglio senza avere nessuna idea su come concludere una storia, perché in tal modo si rischia di buttare via il libro. Ne ho letti troppi che crollano miseramente nel finale o peggio ancora che scelgono un finale aperto, dimostrando di non avere la minima idea di come farlo finire. Stabiliti questi punti fermi, la storia può evolversi in vari modi e spesso si amplia più del previsto. In alcuni casi il prodotto finale raddoppia rispetto alle previsioni iniziali. La scrittura di getto è senz’altro più appagante, ma spesso ciò che si ottiene non è a livelli accettabili. Una scaletta vera e propria, però, non l’ho mai usata. Fino all’ultima pagina le mie storie sono flessibili e in continua evoluzione.

Ad un giovane scrittore cosa consiglierebbe per trovare chi lo pubblica, viste anche le possibilità digitali sempre più a portata di “penna”?

Se uno scrittore ha il requisito fondamentale, ovvero una fervida fantasia, è inevitabile che prima o poi raggiungerà la pubblicazione. La capacità di scrittura può essere affinata e sempre migliora di anno in anno, ma la capacità di escogitare storie nuove e originali è innata e difficilmente può essere acquisita. Fermo restante questo punto indispensabile, chiunque può ambire a ottenere una pubblicazione importante e dovrebbe operarsi per raggiungerla. Purché abbia pazienza e costanza, riuscirà nel suo intento. È necessario sfatare la leggenda che i grandi editori siano irraggiungibili, semplicemente per essere pubblicati da loro è necessario avere un’idea forte e non soltanto una tecnica invidiabile. In ogni caso, nel mondo odierno dell’editoria, pubblicare non è affatto difficile, essere letti al di fuori della cerchia di amici e parenti lo è invece molto di più. Sta alla capacità critica dell’autore la decisione tra accontentarsi di essere pubblicato o adoperarsi per essere letto. Avere fiducia nelle proprie capacità penso che sia una componente indispensabile.

La richiesta che facciamo in genere noi di Zebuk è quella di raccontarci i titoli che ci sono attualmente sul suo comodino e gli autori preferiti.

Sono un lettore onnivoro, quindi sapere cosa si trova al momento sul mio comodino non darebbe un’idea dei miei gusti. Recentemente ho letto libri di Dvenkar, Scottoline, Lemaire, ma sono innumerevoli gli autori che amo e che in varia misura hanno contribuito a formare il mio immaginario, a partire dai maestri del fantastico degli anni ottanta e novanta: Dean Koontz, Dan Simmons, Robert McCammon, Clive Barker, Anne Rice e naturalmente Stephen King. Notevole anche l’influenza di Lovecraft, che in tempi assai lontani ha acceso la mia immaginazione. Tra gli autori più recenti le mie preferenze vanno a Preston & Child, Grangé, Chattam e la Vargas, giusto per fare qualche nome.

 

About Lucia

Sono quella che legge due libri contemporaneamente, quella che ha l'e-reader, io piango quando la scrittura è bella, divento il protagonista del libro. Curiosa, tento di infilarmi in tutti i generi, scegliendo tra i grandi classici e osando nuovi autori. L'unica certezza che ho: non mi basterà questa vita per finire la mia lista dei desideri. "Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori" (Anna Karenina)

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