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Thomas Jay, Alessandra Libutti

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La categoria nuovi autori per questo romanzo è corretta a metà: la storia di Thomas Jay è infatti alquanto contorta. Uscito dalla penna di Alessandra orami diversi anni fa, è finito nelle mani di un editore un po’ birbante e molto inesperto. Tutto bene fino alla pubblicazione, poi la promozione non c’è stata e il libro praticamente non è arrivato alle librerie. In una seconda fase più fortunata Fazi Editore si è accorto del potenziale nascosto nelle sue pagine e ha attivato una campagna pubblicitaria molto pressante e anche molto discussa (sviluppata per la maggior parte in rete, provate a googolare)

Tra le due fasi critiche io ho scoperto l’esistenza del romanzo, navigando e capitando sul sito dell’autrice: allora mi ero fatta promettere di non perdere i contatti e Alessandra mi ha accontentato.

La sinossi di Thomas Jay la trovate sulla nostra presentazione: è la storia di un bambino che sbaglia troppo presto e per questo la sua vita viene segnata da un percorso obbligato.

Il romanzo è sviluppato il tre parti principali, che sull’indice hanno il titolo di tre romanzi del protagonista. Principalmente perché Thomas Jay è uno scrittore, un grande autore dotato del talento unico di chi scrive ogni volta un capolavoro; e poi perché quei tre titoli identificano tre fasi importanti della sua vita e della storia.

Durante la prima parte assistiamo alla preparazione di quella che sarà una vita di lotte (per avere una famiglia, per scappare, per la sopravvivenza). Un bambino lasciato a se stesso troppo presto che non sa dove appoggiarsi e per questo compie scelte sbagliate per il suo futuro, un uomo ancora immaturo che affronta le perdite della sua vita nell’unico modo che conosce: scalciando e ribellandosi. La forma epistolare della prima parte ci aiuta a mettere un po’ in fila i giorni e scandisce il passare del tempo e la crescita del protagonista: è qui che conosciamo le giornate spensierate dell’infanzia italiana con la nonna, e scopriamo perché Thomas finisce in carcere.

Il secondo capitolo inizia con queste parole:

Quando il destino è alla porta non sai che volto avrà. Può avere l’aspetto di un colpo finale o quello di una angelo che ti tende la mano; può essere il buio o anche un’ombra che avanza in uno spiraglio di luce. La fine o il principio.

Il mio destino aveva le vesti di un angelo; e fu nel riflesso dei neon del corridoio in cui si stagliava la sua sagoma, che lei mi apparve per la prima volta.

Si parla di affetti, si scende dentro la pancia; la donna descritta sopra è Ailie, studentessa impegnata nella stesura di una tesi sulle opere di Thomas Jay, giovane e ingenua eroina che si imbatte nel personaggio anti eroico per eccellenza. Ailie è immediata per quanto TJ è contorto e complesso, lei è inesperta del mondo dove lui è oramai un veterano degli accadimenti, lei studentessa lui galeotto, lui attacca ad ogni possibilità lei è indifesa e sensibile, lui chiuso e diffidente mentre lei aperta alla vita e pronta ad affidarsi. Il contrasto tra i due personaggi è evidente ed è la forza di questo rapporto che prende la strada del suo futuro solo verso la fine: quando TJ saprà lasciar cadere i muri in cui si è circondato e Ailie potrà entrare dentro e donare tutta la sua freschezza. In questo capitolo conosciamo Stefano Lorenzini, di cui TJ è l’alter ego creativo: è qui che ci perdiamo nel mare meraviglioso degli autori amati e letti, noi spettatori (perché durante la lettura sembra di guardare un film) veniamo attirati e ipnotizzati dalle citazioni, dalle disquisizioni letterarie, dal culto dell’amore per la lettura.

La terza parte ritorna alla forma epistolare per la rivelazione finale: il vero motivo della condanna all’ergastolo, l’approfondimento del rapporto con l’editore/talent scout/amico, la storia d’amore. Ci si appassiona così tanto alle vicende dello scrittore che ad ogni citazione delle sue opere si vorrebbe correre in libreria e iniziarne la lettura, scoprire il mondo ricco di metafora che Thomas Jay ha creato per non morire e che è diventato suo segno distintivo e opera d’arte. Ci rendiamo conto che i contrasti fortissimi con Sam, che è uno dei pochi che hanno creduto in lui, quei contrasti sono stati necessari per costruire un rapporto saldo, un affetto irrinunciabile, l’apoteosi dell’amore.

Thomas Jay è un libro d’amore nel senso più ampio e meno zuccheroso che esista. Stefano è un personaggio romantico moderno, anzi futurista; il suo percorso è necessariamente costellato di dolore e sofferenza, ma queste sono necessarie e funzionali per arrivare alla consapevolezza finale: il carcere non è un errore, anzi  è il posto dove deve stare. Non importa se ci sono stati gli sbagli dell’inesperienza, o forse importa ma bisogna andare avanti: e per costruire il futuro bisogna aver fatto pace con il proprio passato.

Ho letto questo romanzo in apnea, sospendendo ogni giudizio fino alla fine, principalmente perché ne sono stata subito rapita: oggi posso dire che è tra i libri più belli letti da qualche tempo a questa parte, complesso e ricco, con personaggi bellissimi e magistralmente ritratti. Son sicura che a letture successive troverò ancora altri modi di interpretare la storia, la bellezza di Thomas Jay non finisce qui.

Buona lettura!

Thomas Jay
Alessandra Libutti
Fazi editore “Le strade” , p. 298 , 2012 , € 14,50
ISBN: 978-88-6411-221-3

Sono quella che legge due libri contemporaneamente, quella che ha l'e-reader, io piango quando la scrittura è bella, divento il protagonista del libro. Curiosa, tento di infilarmi in tutti i generi, scegliendo tra i grandi classici e osando nuovi autori. L'unica certezza che ho: non mi basterà questa vita per finire la mia lista dei desideri. "Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori" (Anna Karenina)

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5 COMMENTS

  1. Sono alla terza lettura di Thomas Jay. Di questo libro ho conosciuto la storia narrata e quella del libro. Dalla prima lettura ne sono stata folgorata e non ne capivo realmente il motivo. È un libro splendido, godibile, ironico, complesso, ma perchè mi tocca così nel profondo? Quali corde ha fatto risuonare, al punto di doverli rileggere nel tempo?
    Stefano Lorenzini è il cantore delle occasioni perdute. Thomas Jay è il romanzo di quello che potevo essere e non sono stato. Delle altre strade che avrei potuto prendere e non ho preso. È il romanzo delle scelte, dei rimpianti e delle responsabilità. T. J. è l’accettazione di sè, a qualsiasi prezzo.
    Stefano Lorenzini è un uomo che sbaglia tutto nella vita, ma è ancora vivo e vitale.
    Alessandra Libutti ha scritto della pace con se stessi nonostante tutto, della vita e della rabbia. Ha creato un personaggio nel quale viaggiare per pagine e pagine: solo dentro di lui, chiuso in una cella bianca. Eppure trovandoci un mondo.
    Per questo T. J. è in fondo il romanzo della speranza, della fiducia e magari anche dell’amore.

  2. Che dire?
    E’ un po’ che ce l’ho in wishlist (Anche “per colpa” di Silvia…).
    A questo punto non posso fare altro che correre a prenderne una copia!

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