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La scuola della carne, Yukio Mishima

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Qualcosa in lui l’aveva rapita e non sapeva se sarebbe riuscita a separarsene. La sua voce, un gesto banale, il suo sorriso, un’abitudine insignificante come la smorfia esitante che faceva ogni volta che accendeva un fiammifero e ne ammirava la fiamma… Non poteva lasciar andare tutte queste cose che, soprattutto da quando avevano iniziato a convivere, si erano incollate al cuore di Taeko come vischio. Se qualcuno le avesse stirpate con la forza, la sua pelle si sarebbe lacerata fino a sanguinare.

A Tokio Taeko conduce una vita di successo e appagante.
Padrona di un celebre atelier, discendente da una famiglia agiata e sposata per un periodo ad un uomo facoltoso, la donna frequenta salotti bene ed ambasciatori e circa una volta al mese si vede a pranzo con le sue più care amiche, due donne libere e ricche come lei.
Durante questi pranzi le tre donne commentano la gente conosciuta ed incontrata e soprattutto le storie d’amore.
Proprio durante uno di questi incontri, in un gay bar, Taeko adocchia un barista giovane ed avvenente.
All’inizio la donna pensa che Senkichi sia solo la distrazione di un’uscita o due ma il fascino e la sensualità del ragazzo diventano come una droga inebriante per Taeko che si scopre, a dispetto di tutto, completamente pazza di lui.

Inedito in Italia fino all’anno scorso, La scuola della carne fu scritto da Mishima nel 1963.

Taeko e Senkichi hanno due opposte visioni della vita, occidentalizzata nell’abbigliamento ma radicata nelle tradizioni e nei comportamenti consoni all’etichetta lei, completamente slegato da qualsiasi tradizione lui ed interessato solo al suo benessere.
Nel romanzo questa diversità tra i personaggi è ben visibile sin dal loro primo appuntamento; ogni tentativo da parte di Taeko di andare incontro alle esigenze di Senkichi porterà la donna, sempre più gelosa ed ossessiva, al limite. Quando poi, finalmente, aprirà gli occhi sulla vera natura dell’uomo lo lascerà senza rimpianti.

La scuola della carne è un romanzo di formazione: la crescita di Taeko passa attraverso i sensi fino ad affrancarsi da Senkichi e dal dominio della carne. Se prima Taeko trovava irresistibili i muscoli guizzanti del ragazzo, i lineamenti tesi, la sua maleducazione e i suoi comportamenti bruschi, dopo aver capito la vera personalità del giovane lo lascia senza rimpianti ma anzi con sollievo, come chi, finita la scuola non sente nessuna nostalgia per compagni e studio.

Mishima scrive un romanzo che scandaglia la relazione tra Taeko e Senkichi dal primo appuntamento, alle negoziazioni per sopravvivere alla convivenza fino alla fine del rapporto.
Una storia scabrosa soprattutto se la pensiamo nel contesto degli anni in cui il romanzo apparve.
Entrambi i protagonisti sono personaggi ambigui.
Taeko è ricca e con una famiglia di prestigio ma preferisce non parlare della sua famiglia né delle strane abitudini del marito, facendo intendere al lettore che siano cose che è preferibili non ricordare.
Senkichi d’altro canto, lavora come barista in un gay bar. Ed è un gigolò, né più né meno. Gigolò non solo per donne ma anche, e soprattutto, per uomini.
Uomini che lo hanno fotografato, spiato, ricattato.
Taeko e Senkichi si attraggono come calamite e allo stesso tempo si respingono.
Si attraggono nelle stanze d’albergo, tra le lenzuola, negli amplessi ma si respingono nella vita vera perché incompatibili a causa delle loro opposte visioni della vita ed aspettative.

Nel 1998 Benoit Jacquot ha tratto un film dal romanzo con protagonista Isabelle Huppert.

La scuola della carne
Yukio Mishima
Feltrinelli, 2013, p. 238, €. 16,00

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