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Chiamarlo amore non si può, AAVV

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C’è chi ti esalta, chi ti adula

c’è chi ti espone anche in vetrina

si dice amore, però no

chiamarlo amore non si può

(da La Fata di Edoardo Bennato)

Leggo e mi sento strappare pezzi di anima ad ogni storia.

Forse perché sono anch’io una donna, forse perché sento molto forte il dramma della violenza contro le donne. Si parla tanto ultimamente di femminicidio, di violenza contro le donne, di umiliazioni e violazioni. C’è tanto da fare, tanto da dire sui modi migliori per insegnare ai ragazzi che la violenza non è mai una soluzione e che c’è sempre una soluzione alla violenza, io non sono certo la persona adatta a suggerire quali siano questi modi, non ho le risorse né le conoscenze profonde che si devono avere, ma sono certa che in fondo al cuore e alla coscienza di ognuno, questo dramma sia presente in tutti noi. Soprattutto se abbiamo delle figlie, o se conosciamo qualcuno che…

Cosa fare, cosa dire, come comportarsi?
Di sicuro una soluzione è parlarne. Affrontare l’argomento, anche se è considerato ancora un tabù.

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photo credits: grietgriet su morguefile.com

Il sottotitolo di questo libro è: “23 scrittrici raccontano ai ragazzi e alle ragazze la violenza contro le donne”. Tutte donne, tante donne, quindi, per affrontare un brutto argomento che ci coinvolge tutte, volenti o nolenti, materialmente interessate oppure no. Anna Baccelliere, Alessandra Berello, Rosa Tiziana Bruno, Fulvia Degl’Innocenti, Ornella Della Libera, Giuliana Facchini, Ilaria Guidantoni, Laura Novello, Isabella Paglia, Daniela Palumbo, Elena Peduzzi, Cristiana Pezzetta, Annamaria Piccione, Manuela Piovesan, Livia Rocchi, Maria Giuliana Saletta, Chiara Segrè, Luisa Staffieri, Annalisa Strada, Pina Tromellini, Pina Varriale, Laura Walter, Giamila Yehya

Tutte a dire NO alla violenza contro le donne. Tutte insieme per dire che c’è sempre una soluzione, un modo per venirne fuori.

“Amore” in queste pagine è uno sconosciuto. “Amore” è via da quelle mani che colpiscono, da quelle parole che feriscono. “Amore” è lontano dalle storie raccontate in questo libro. O forse è più vicino di quel che sembra, perché il lieto fine c’è, a volte: per mano di Marta che compone un numero di telefono, o grazie al fiuto di un cane affezionato alla sua amica umana. Solo che il lieto fine non c’è ogni volta. Solo che una storia d’amore non dovrebbe comprendere situazioni di questo genere. Solo che “Amore” c’è quando pensa alla persona amata con affetto e la cura, e la fa star bene. Solo che “Amore” non c’è se Amal conclude così la sua strada:

Non ho altra scelta. Sono vuota, non c’è più niente dentro di me, solo la vergogna e lo schifo. Non ho paura, non ho paura di morire. Non ho scelta.

[da La strada da finire di Cristiana Pezzetta]

Solo che “Amore” non c’è se una donna si sente costretta a dire

mio marito è un brav’uomo non ci fa mancare nulla. È un bravo papà per Giulia. È solo che ogni tanto ha il nervoso…
[da Marta libera tutti! di Isabella Paglia]

Le storie di questo libro si rincorrono, in un alternarsi di sorrisi e drammi. Con silenzi che conoscono agghiaccianti verità, con parole che ci costringono a guardarci dentro e poi a osservare le realtà che ci stanno intorno con occhi diversi, con pause che ti tengono in sospeso, con l’angoscia del non conoscere il tuo destino. Un luna park, come ci racconta una delle storie. Ma non uno di quei luna park divertenti, no.

Ecco, la cosa che più mi ha colpito di questa raccolta è stata la grande capacità di queste scrittrici, donne ognuna con la sua esperienza di vita, di far capire la gravità e l’importanza della consapevolezza su cosa sia davvero l’“Amore”.

Domani, 8 marzo, sarà ancora una volta la festa delle donne, lo sanno tutti. Ci saranno mimose, cioccolatini, cuori a profusione e sorrisi e visi all’apparenza felici. Ma da qualche parte continueranno a esistere, purtroppo, le violenze, i soprusi, le oppressioni.

Allora voi fate una cosa: provate a leggerlo, questo libro, domani o quando credete sia arrivato il momento giusto per farlo. Provate a leggerlo con le vostre figlie, con le amiche, con chi credete possa essere in difficoltà, parlatene con loro. Perché sapere che c’è qualcuno che può aiutarci è sapere che non siamo soli, sempre.

Una riflessione da continuare

Qualche tempo fa su Zebuk abbiamo affrontato un tema caldo, vi ricordate? Noi non abbiamo paura, lo abbiamo chiamato così. Si parlava di tutti i tipi di paura, di violenza, di diversità e di molto altro. Si è parlato anche di donne e violenza, con una riflessione importante della nostra amica Tatti.

Sarebbe bello riaprire quel bel confronto partendo da questo libro: perché noi continuiamo a non voler avere paura e vogliamo che sia possibile immaginare un futuro in cui la violenza – le violenze – contro le donne non esista più. Un futuro in cui le nostre bambine, le donne di domani,

“(…) siano donne determinate nelle relazioni, sicure di sé e delle proprie scelte, capaci di proteggersi da uomini possessivi e violenti (…)”
[dalla nota dell’editrice]

Se vi va, se avete bisogno di dire la vostra scriveteci, commentate questo post o mandateci una mail al nostro indirizzo: zebuk.staff@gmail.com. Noi da parte nostra faremo domande, continueremo ad approfondire il tema, vi proporremo contributi per far sì che l’impegno di tante persone non vada perso. E anche

“(…) per aiutarvi a riflettere e a dialogare, perché non rimaniate in silenzio di fronte ai tremendi fatti di cronaca. Ma anche perché sappiate reagire a ciò che può succedere intorno a voi, non solo quando si tratta di violenza fisica, ma anche di gesti e comportamenti che comunque feriscono profondamente (…)”

[dalla seconda di copertina]

N.B.: Le autrici e l’editrice devolvono all’Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo) i compensi derivanti da questo libro e in particolare al progetto: Salute e prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili in Burkina Faso.

 

Chiamarlo amore non si può
AAVV
Mammeonline, 2013, pag. 176, € 13,00
ISBN-13: 978-8889684672

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