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La costola di Adamo, Antonio Manzini

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Questo è il momento giusto per gongolare: permettetecelo suvvia, abbiamo amici di penna che fanno impallidire i VIP degni di questo nome. A questo proposito oggi leggerete la recensione che ha fatto per noi Luana Troncanetti dell’ultimo romanzo di Antonio Manzini: non ho dubbi che vi appassionerete, la nostra donna all’Avana è frizzante come un calice di Cristal.
Buona lettura!

 

Quando la sera ci mettiamo a letto lei è fredda e io sono caldo. Poi durante la notte mi ruba tutto il calore e mi lascia così, surgelato e solo nella mia metà del letto. Al mattino lei è calda e io no. E se provo ad abbracciarla per farmi scaldare si gira dall’altra parte e bofonchia cose. Mi viene sempre da ridere. Marina è gelosa del suo calore.
Lo è sempre stata.
Io non sono gelosa del mio. Glielo darei tutto.
Glielo darei tutto, per riabbracciarla. Anche una sola volta. Una sola volta ancora, poi basta.

Marina. E’ lei l’unica costola tenera di Rocco Schiavone, poliziotto cresciuto in uno di quei quartieri di Roma in cui o diventi guardia, o diventi ladro. Lui ha scelto una posizione borderline: mantiene rapporti fraterni con i suoi compagni di infanzia, personaggi certamente non cristallini, e porta comunque avanti la sua professione di vicequestore (guai a chiamarlo “commissario”, il vaffa è assicurato di default).

Sarcastico, irriverente, disincantato, perfettamente padrone di quell’umorismo caustico che soltanto i figli della Lupa possono vantare, è un uomo che non si adatta. Non ci sta proprio, lui, a rispettare le regole. Non si ingabbia in nessun modo, uno come Schiavone, che utilizza la forza fisica e verbale negli interrogatori, approfitta senza troppi rimorsi di guadagnare qualcosa dai carichi illegali e non rinuncia mai al rituale mattutino di una bella “rollata” di fumo per decongestionare il cervello e spianare le idee.

Schiavone è (fra le altre cose) un “cannarolo”, come si dice a Roma. La sua città gli è rimasta prepotentemente conficcata nelle ossa, l’ha svezzato con la brutalità e spietatezza delle grandi metropoli diventando poi teatro della scomparsa violenta di Marina, sua moglie. Morta per colpa sua.

“Antonio Manzini disegna un personaggio straordinario”
ANDREA CAMILLERI

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Così recita la fascetta allegata a “La costola di Adamo”, sequel di Pista nera, dove Rocco si fa giustizia privata contro uno stupratore figlio di papà riducendolo quasi in fin di vita.

A causa di questo episodio di equità sommaria, viene spedito per un provvedimento disciplinare ad Aosta dove si trova a risolvere il caso di una donna trovata impiccata nella sua abitazione. Un suicidio, a un’occhiata superficiale. Un dubbio quasi immediato per l’arguzia di Schiavone, che avvia le indagini maledicendo il clima rigido e la desolazione della vita di provincia, porta avanti a fatica una relazione zoppicante a causa del suo cinismo e dà epilogo a precedenti vicende rimaste irrisolte.

Cosa c’è di così attraente in un bastardo e scurrile cannarolo, irrispettoso della legge che lui stesso rappresenta, uno per il quale la vita e il lavoro sono una perenne rottura di balle, un uomo che mostra (almeno nei pensieri) vivaci, superficiali e costanti appetiti nei confronti delle belle donne?

Il cuore, è quello che attrae di lui. La capacità di entrare in empatia con le vittime. Il cuore, sempre quello, che lo guida a un’intolleranza cieca nei confronti degli autentici bastardi, quei carnefici spietati che foraggiano il loro lato oscuro piegando le prede più facili: le donne.

Esorcismo al dolore. E’ questa la chiave di lettura parziale del comportamento di Rocco, un personaggio che impiega un attimo per conquistare la simpatia dei lettori. Il suo atteggiamento è soprattutto un’arma per sparare al dolore, un sistema per soffocare un senso di colpa che non si attenua tuffandosi nella morbidezza profumata di una donna. Chiunque non sia Marina, per lui, dura l’interesse di un rapporto sessuale. Marina, morta per colpa sua.

Rocco fa a tratti tenerezza, e questa dolcezza sporadica si accentua proprio perché inaspettata in un uomo così rude. Eppure c’è, impastata e nascosta ad arte fra parolacce, canne e comportamenti scorretti. Rocco incarna quel desiderio irragionevole, eppure così umano, che nasce in ognuno di noi tutte le volte in cui assistiamo all’ennesimo caso di cronaca dove i criminali restano impuniti. La voglia sanguigna di arrivare laddove la giustizia non agirà mai è un sentimento sbagliato, ignorante, oscuro. Ma è proprio quell’oscurità nascosta in ognuno di noi che ci fa scorgere meglio la luce in un eroe negativo come Schiavone.

Negativo, ma senza ombra di dubbio eroe per quella capacità di provare compassione per gli altri. Quelli che se lo meritano, s’intende. Quella di Antonio Manzini è una scrittura fluida, rapida, che va diretta al punto ma non per questo approssimativa. La costola di Adamo è un film che scorre circoscritto a fatica dalle pagine del libro. Perché un personaggio come Schiavone non lo ingabbi da nessuna parte. Lui non ci sta, no. E col cacchio – come direbbe lui, se non peggio – che se ne resta prigioniero nei limiti della carta stampata.

La costola di Adamo
Antonio Manzini
Sellerio, 2014, p. 296, €. 14,00

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Sono quella che legge due libri contemporaneamente, quella che ha l'e-reader, io piango quando la scrittura è bella, divento il protagonista del libro. Curiosa, tento di infilarmi in tutti i generi, scegliendo tra i grandi classici e osando nuovi autori. L'unica certezza che ho: non mi basterà questa vita per finire la mia lista dei desideri. "Io penso, disse Anna sfilandosi un guanto, che se ci sono tanti ingegni quante teste, ci sono tanti generi d'amore quanti cuori" (Anna Karenina)

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