Romanzi di (un certo) genere: Diversamente a Sud, Sabrina Barbante

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Se c’è una cosa che l’ironia riesce a fare bene è sovvertire i luoghi comuni. E’ anche vero però che quelli sono così banali che sovvertirli è facilissimo, anche se continuano a funzionare come fonte inesauribile di approcci con persone sconosciute. Quando però si prova a scrivere solo con un registro autoironico, puntando a screditare gli stereotipi sull’amore, il lavoro si fa molto più complesso, perché in gioco c’è la propria credibilità – come chi scrive – e la propria ammissibilità – come personaggio.

Sabrina Barbante scrive così: sicura ma per un pelo, solida ma a pochi centimetri da un abisso. Percorre costantemente uno stretto sentiero – un confine? – tra l’autoironico e il già sentito, chirurgicamente decisa a separare il parlare d’amore dall’amore di parlare. E, incredibilmente, ci riesce per centosessanta pagine, mentre la protagonista di Diversamente a Sud, Viola, distrugge con amorevole metodicità tutte le sue certezze di donna tradita, e le nostre sicurezze di lettori e lettrici.

Non c’è lieto fine, né tragico inizio – come non c’è la pizzica, anche se siamo in Salento. Non c’è il grande amore, non c’è l’amica complice, non c’è vendetta per il tradimento, non ci sono inutili pagine di sesso descritto. In effetti un luogo comune c’è: la protagonista è una scrittrice, o almeno ci prova. Scrive una cosa ce ne racconta altre, ride e ci fa ridere mentre a furia di scansare uomini banali, parole banali, luoghi banali, cibi banali, rischia costantemente di trovarsi senza niente.

Rimane un piccolo romanzo salutare; salutare come un bicchiere di vino, un addio «sull’orlo di quella che poteva diventare una bellissima amicizia», una valigia piena solo di scarpe. In cui non c’è nulla di scontato, a parte ridere di tutto ciò che diamo per scontato.

Diversamente a Sud
Sabrina Barbante
Vertigo Ed., 2014, p. 158, €. 13,00

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