Romanzi di (un certo genere) : La Signora Dalloway, Virginia Woolf

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Un altro appuntamento con la nostra imperdibile rubrica che parla di letteratura dal punto di vista della parità di genere, ancora un prezioso intervento di Lorenzo Gasparrini che oggi “sceglie”  Virginia Woolf

In questo celebre romanzo, Virginia Woolf inventa un modo estremamente sofisticato ma affascinante di parlare del rapporto tra la protagonista femminile e quello maschile. Clarissa Dalloway e Septimus Smith non si conoscono, e nel romanzo il rapporto tra i due è mediato da conoscenze comuni. Eppure è la notizia del suicidio di lui che consente a Clarissa di trovare un senso a tutte le vicende della giornata raccontata, e forse della sua vita.

Com’è possibile questo?

Woolf riesce a raccontare, tramite questa donna sofisticata perfettamente a suo agio nella società dell’epoca e il reduce della Grande Guerra ormai solo nella sua follia, tutte le sfumature frustranti e castranti che i rapporti sociali riescono a insinuare nei rapporti umani, e con se stessi.

Le vite di Clarissa e Septimus, malgrado non se ne rendano conto, sono dominate da forme diverse di controllo sociale. Clarissa ha costruito la sua vita appagante e felice sopra rinunce, desideri mai espressi, convenzioni di classe, eppure cerca una forma di bellezza; Septimus era un giovane letterato e la guerra lo ha trasformato in un cinico allucinato – in senso letterale – alla ricerca anche lui di una bellezza ormai impossibile. I due hanno on comune moltissime cose, ma evidentemente il mondo ha in serbo destini differenti per un uomo e una donna, che solo parzialmente possono scegliere il proprio.

Woolf lascia ben intendere che, pur estranei l’uno all’altra, i due protagonisti condividono pensieri e desideri, declinati in maniera differente nelle loro vite. S’incontreranno solo quando a Clarissa sarà portata la notizia del suicidio di Septimus, e per lei sarà probabilmente il momento più importante della sua vita.

I problemi esistenziali che il romanzo tocca e lascia risuonare sono molti e grandi. La libertà e i desideri, i ruoli sociali e di genere, la forza delle classi sociali e del censo nella vita delle persone. Come tutti i grandi romanzi, non da una risposta definitiva, ma permette di formulare meglio le nostre convinzioni, in forma di nuove e più stimolanti domande. «Siamo tutti in carcere» viene sussurrato da uno dei personaggi – come detto, questo è anche un romanzo sulla libertà di vivere il proprio genere.

Vi consiglio di leggere il romanzo nella traduzione di Nadia Fusini, oggi stampata da Feltrinelli. Fusini è una grande anglista, traduttrice pluripremiata, e impegnata da molti anni nei temi di genere e del femminile, nonché autrice di apprezzati romanzi (La bocca più di tutto mi piaceva, Lo specchio di Elisabetta, L’amore necessario). La sua traduzione è certamente un valore aggiunto alla prosa della Woolf.

La signora Dalloway
Virginia Woolf
Feltrinelli, 2013, p. 206, €. 5,25

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