Intervista a Eleonora Mazzoni

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Oggi ho il piacere di intervistare per voi di Zebuk Eleonora Mazzoni, autrice de “Gli Ipocriti”.

1) Ci siamo sentite nel 2012 dopo il romanzo Le difettose, chi è diventata ora Eleonora Mazzoni? 
Una donna che ha come perno delle sue giornate i figli e la scrittura, direi. Scrivo tutti i giorni, difficile che ne salti uno, scrivo e riscrivo, “senza speranza e senza disperazione”, come citava Carver. Sentendomi un’artigiana, anzi, meglio, una contadina, che dissoda, semina, annaffia, estirpa, e qualche volta raccoglie. Borges diceva che figli e libri sono in grado di avvicinarti all’eternità. Non lo so, io posso solo dirti che, nonostante la stanchezza, mi sveglio contenta.

2) In questo romanzo c’è una visione un po’ esasperata della fede, secondo te si può davvero arrivare a tanto?
Assolutamente sì. C’è un modo di essere dei combattenti della fede che è anzi molto diffuso, anche numericamente, voglio dire. In Italia e non solo. Alcuni studiosi reputano che aumenteranno sempre di più. In una società caotica, frammentata e priva di punti di riferimento, potrebbe proprio essere questa forma estrema e integralista del credere a rappresentare un orizzonte di senso in grado di conferire stabilità, certezza e coerenza all’esistenza.

3) Manu mi piace molto, rispecchia molto gli adolescenti di oggi, te lo assicuro da mamma di due adolescenti. Non si può non affezionarsi a lei. Come ti è venuta l’idea di questo romanzo con tanti temi “caldi”?
Nelle storie che racconto mi piace sempre partire da un’istanza personale. Ne “Gli ipocriti” il plot è completamente inventato, io provengo da una famiglia laica, eppure anch’io come Manu da adolescente mi sono innamorata di un ragazzo che frequentava un movimento cattolico carismatico e intransigente e ci sono stata dentro per parecchi anni. Un po’ come il mondo della procreazione medicalmente assistita, che ho trattato nel primo romanzo, pure questo movimento religioso mi sembrava un universo inconsueto e poco raccontato sia nei romanzi sia nei film, e molto interessante, perché mi permetteva di trattare altri temi, più ampi, più universali: il tema della libertà, ad esempio. Il bisogno di appartenere, quindi, di condividere, di avere protezione e quello, altrettanto forte ed esigente, di dire io, di affermare la propria personalità e autonomia. Come si riesce a conciliare dipendenza e indipendenza? Come si possono rispettare delle regole precise quando i tuoi impulsi ti porterebbero altrove? Cosa sei disposto a sacrificare per un po’ di sicurezza? Questo vale all’interno di una comunità religiosa, ma vale per qualsiasi gruppo, finanche per una relazione d’amore.

4) Mi colpiscono molto le tue copertine. E’ una scelta casuale quella delle scarpe in fila?
Non direi proprio casuale! La scelta è avvenuta dopo tantissime discussioni, immagini scartate, ripescate, riscartate. Un delirio. Alla fine questa di Giacomo Callo, tra l’altro bellissima come colori e come taglio, ci ha convinto. Giacomo Callo è un famoso art director, artefice dei più grandi successi Mondadori degli ultimi 20 anni, ora passato al gruppo Mauri- Spagnol, di cui fa parte anche Chiarelettere. “Gli ipocriti” è la sua prima copertina dopo il passaggio. Ne vado fiera. Tre paia di scarpe in fila, che danno un leggera sensazione di coercizione e eccessiva disciplina, che hanno un sapore vagamente hitckochiano. Giusto per il movimento che frequenta Manu. Che non si può dire sia una setta vera e propria. Lì pensi di essere libero. E in parte lo sei. Eppure ci sono dei sottili e continui condizionamenti che ti fanno leggere la realtà secondo codici che non decidi mai tu, che ti invischiano, ti fanno perdere il senso critico e ti tolgono l’aria. Una setta quindi non è, però qualche carattere settario è evidente che ci sia, come è innegabile una forte influenza comportamentale e psicologica sugli adepti. Abbiamo trovato questa copertina suggestiva, insomma, inerente ai temi del romanzo ma non banalmente diretta.

5) So che sei in tournée con Le difettose, non ti fermi mai, hai già altri progetti?
Non mi fermo mai, è vero. Devo farlo, però. A fine anno consegnerò un romanzo breve che mi è stato commissionato e poi voglio fermarmi. Considera che quest’estate ho lavorato a un saggio, anch’esso su commissione, sui temi di bioetica che mi sono cari e a un monologo teatrale su Elsa Schiaparelli, la stilista italiana degli anni ’20-’30. Dunque col nuovo anno mi dedicherò per un po’ di mesi solo a pensare, a leggere per puro piacere e non “funzionalmente”, e a vivere. Senza contratti e scadenze. Per ricaricarmi. Ho tanti progetti e idee per il futuro. Ma ho bisogno di riposarmi e rigenerarmi, per liberarmi dalle inevitabili inerzie e automatismi.

6) Che libro hai sul comodino?
Una pila! Tantissimi di studio, appunto, come ti dicevo. Evito i titoli: saggi a volte piuttosto pesanti e noiosi. Ti posso però dire che il primo libro che leggerò per puro piacere sarà “Coppie” di Updike.

Grazie Eleonora e alla prossima.

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Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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