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Intervista a Maurizio Fiorino

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Oggi incontriamo Maurizio Fiorino, classe 1984, autore di Amodio.

Ti va di presentarti ai lettori di Zebuk e raccontare chi è Maurizio?

Io. A saperlo.

Tu hai iniziato come fotografo e hai girato il mondo. Com’è essere passato dall’uso delle immagini alle parole per raccontare una storia?

Per me scrivere una storia significa: questo è ciò che avevo bisogno di raccontare. Con la fotografia ho la libertà di dire: ecco, questa è la foto, guardala, cosa vedi?

Hai vissuto per qualche anno a New York e poi hai deciso di tornare in Italia. In questi anni in cui sembra che solo all’estero si possano avere oppurtunità come mai hai scelto di tornare?

Poco fa ho letto su twitter di Ty il nano una cosa che mi ha fatto morire dal ridere. “Se c’è la fuga di cervelli e noi restiamo un motivo ci sarà”.

Amodio è il tuo primo romanzo: quanto c’è di te in esso?

Molto, e più passano i mesi più me ne rendo conto. Sono tuttavia i lettori ad avermelo fatto notare. Io non l’ho mai più riletto per intero. Quando l’editor ha inserito le ultime modifiche, ho fatto finta di averle lette e ho detto: sì sì va benissimo tutto, bravo!

Amodio è una storia di ‘ndrangheta ed omosessualità ambientata a Crotone, la tua città. Quanto di vero c’è nella storia? Mi spiego meglio: essere omosessuale è così impensabile per la ‘ndrangheta? È possibile vivere la propria omosessualità alla luce del sole e liberamente in una città come Crotone?

Io a sedici anni facevo il cubista seminudo in discoteca. Mi sono beccato una marea di insulti però mi scivolavano tutti addosso. Mi sono perso, quindi, tutto il capitolo inerente alla difficoltà di crescere diversi riversando i miei drammi in altro: amori immaginari e liti epocali coi genitori. Mi rendo conto solo oggi che ad alcuni, gli insulti, purtroppo, non scivolano addosso come accadde a me.

Tra i vari personaggi che popolano il tuo romanzo ho molto amato Vincenzina. L’ho trovato un personaggio coraggioso e simpatico che riesce a vivere la sua identità sessuale senza paure. Tu a quale personaggio sei più legato?

Ana perché esiste davvero. Vincenzina perché è la libertà. Ma come faccio ad escludere Amodio? In fondo sono legato a tutti tranne ad Armando, me stesso, con cui continuo ad averci a che fare tutti i giorni.

Io ho molto amato Amodio e credo sia un piccolo romanzo importante perché fa riflettere su quanto sia difficile, nei fatti e non a parole, accettare che le persone a noi vicine vivano a modo loro e non nostro. Se tu dovessi consigliare ai lettori il tuo romanzo che parole useresti?

Grazie per averlo molto amato. Direi che è così piccolo che lo si legge in un pomeriggio di mare, o in un volo Milano – New York,

Stai lavorando ad un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Sì, il secondo romanzo uscirà agli inizi dell’anno prossimo e si intitola “Fondo Gesù”.

Ed ora l’ultima domanda che è un po’ il marchio di fabbrica di Zebuk: quali libri hai al momento sul comodino? Cosa legge Maurizio in questi giorni?

Elena Ferrante: mi sta facendo impazzire. Sono al terzo capitolo della saga e la leggo giorno e notte, appena ho tempo. Contemporaneamente all’autobiografia della Bertè e a “M train” di Patti Smith. E poi ho appena finito di rileggere “Il giunco mormorante” di Nina Berberova, l’altro ieri, che capolavoro.

Grazie del tuo tempo, Maurizio, e a rileggerci presto su Zebuk.

 

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