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Intervista a Rossella Boriosi

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Oggi ho il piacere di intervistare per voi di Zebuk Rossella Boriosi autrice di “L’ultima volta che ho avuto sedici anni”, che ho letto qualche settimana fa.

1) Chi è Rossella Boriosi?

Una che tenta di sopravvivere. Soprattutto, una che fa fatica ad abituarsi alla propria età. Proprio stamattina mi sono trovata a leggere alcuni articoli a commento dei dati sulla disoccupazione giovanile. Gli intervistati puntavano il dito contro la generazione precedente, accusandola di aver realizzato un sistema pensionistico iniquo e insostenibile. “Hanno proprio ragione” ho pensato “Noi giovani scontiamo gli errori del passato”. Poi ho realizzato di avere cinquant’anni. Non lo racconto con compiacimento, ma con imbarazzo: fatico a riallineare la mia età anagrafica con l’età percepita anche perché il mio ultimo figlio, Davide, è nato che avevo già 43 anni. Ora che va a scuola devo confrontarmi con mamme trentenni con tutti gli ormoni al posto giusto e questo fa di me la vittima preferita dell’ironia delle figlie.

2) Raccontaci come ti è venuto in mente di scrivere questo libro.

Quando si parla di genitorialità si fa sempre riferimento ai problemi legati alla prima infanzia: allattamento, crescita, scolarizzazione. Nel momento in cui i figli smettono di essere creaturine adorabili per diventare altro – persone ruvide ed oppositive che ci trattano malissimo e fanno scelte discutibili – si viene lasciati soli a fronteggiare questi alieni. Le coordinate vengono a mancare, nessuno ci aiuta più. È destabilizzante, è doloroso, è spaventoso, talvolta. Ma è anche divertente: l’adolescenza dà l’occasione di ricordare quello che avremmo voluto essere, di recuperare la parte migliore di noi stessi, quella piena di slanci e possibilità. Alla fine del tunnel si scopre di essere cresciuti assieme, genitori e figli.

“L’ultima volta che ho avuto sedici anni” nasce dalla volontà di raccontare questo cammino.

C’è anche una ragione più intima: mi piace immaginare che un domani le figlie prendano in mano il libro e rileggendolo capiscano quanto ho voluto loro bene, anche se adesso è uno scontro continuo.

3) Come hanno reagito le tue figlie quando lo hanno letto e visto pubblicato?

Se ne sono fregate. La sedicenne mi ha solo chiesto di attribuirle un bel guardaroba.

4) Quali sono i tuoi progetti futuri? C’è tra questi la scrittura?

Sto pubblicando con Giunti un romanzo sul tema della rinascita delle persone della mia età. Quello che posso dire al momento è che uscirà a settembre, che non ha ancora un titolo definitivo e che scriverlo è stato terapeutico: trovo che l’immagine che i media danno della mia generazione sia distorta e parodistica. Ho voluto fare un po’ di ordine.

5) Domanda d’obbligo per noi di Zebuk, che libri hai sul comodino?

Tutti quelli di Renate Dorrestein, scrittrice olandese capace di ricreare in poche battutele atmosfere rarefatte della sua terra: dialoghi fatti di sguardi, tragedie sottintese, incomprensioni. Per fortuna c’è sempre un lieto fine. Sono romanzi che riesco a leggere solo nei mesi freddi, non appena viene inaugurata la stagione del piumino.

Ancora: tutti i libri di Fred Vargas, scrittrice francese che mi ero ripromessa di non leggere mai più ché mi aveva molto fatto arrabbiare con certe dichiarazioni sul caso Cesare Battisti. Ma poi è uscito il suo ultimo romanzo e..

6) Che libro invece ti è rimasto nel cuore?

“Storie di ragazze” di Giana Anguissola, anche se non lo conosce nessuno. Peccato: per me è stato un grande romanzo di formazione.

Grazie e a risentirci a settembre con l’uscita del tuo prossimo libro.
Per acquistare:

Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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