Moshi moshi, Banana Yoshimoto

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In ogni caso, sto sempre attenta a camminare molto lentamente. Piano, come quando ero una studentessa. In fondo il tempo è la sola cosa che possiedo.

Torno a Banana Yoshimoto dopo anni di assenza dal suo scrivere. Ho letto Kitchen milioni di anni fa e mi sono vista in quella cucina più di una volta. Riscopro già nelle prime pagine di Moshi moshi* la stessa atmosfera introspettiva, la stessa delicatezza nelle parole, quell’entrare in punta di piedi nell’anima delle persone e diventare un tutto con loro in pochi momenti.

Yocchan è una donna che soffre. E mentre la leggi, la vedi camminare nella sua piccola casa giapponese, lentamente. La vedi alla finestra, a osservare dall’alto il ristorante dove lavora, silenziosa. Vedi sua madre, che si stabilisce con dolce prepotenza in casa sua, anche lei sofferente. Vedi fotogrammi come al rallentatore, sotto la pioggia lenta anch’essa.
Un’atmosfera che più introspettiva non si può, con tanto di tè da sorseggiare.

La luce estiva penetrava attraverso il vetro e scottava sul braccio destro. Mia madre guardava fuori in silenzio. Ovunque andassimo, avevamo l’aspetto di due persone infelici, miserabili, abbandonate. La cuoca – che adesso chiamo Michiyo, ma di cui allora non conoscevo il nome – arrivò sorridente, col suo portamento aggraziato e impeccabile,e ci disse:
«Avete tutto il tempo che desiderate».

Arrivo alla fine del libro con un retrogusto amaro in bocca, per certi mancati lieti fine che però ci stanno tutti quanti: la vita vera non è proprio come quei romanzetti rosa che a volte vorresti leggere per essere certa che tutto andrà bene, che la principessa sposerà il suo principe e via così. E in fondo in fondo anche un po’ di amaro mi piace, non ci sta male, per niente. Come quei piatti di certe cucine straniere al nostro normale modo di mangiare, che assaggi senza sapere cosa aspettarti e poi ti conquistano con l’effetto sorpresa.

Un bel ritorno a casa, questo con Banana Yoshimoto: con le sue parole scelte con cura, come in un rituale del tè, con la musica giusta al momento giusto, con i tempi lenti e scanditi dal mondo intorno, che continua a girare del suo passo.
Ok, ci sono anche alcune critiche che vorrei farle, ma le tengo per la prossima volta! 🙂

 

*: “Moshi moshi” è quello che dicono in Giappone quando rispondono al telefono al posto del nostro “pronto?”. Yocchan sogna di poterlo dire di nuovo a suo padre.

Moshi moshi
Banana Yoshimoto
Feltrinelli (collana I narratori), 2012, pag. 206, € 11,05
ISBN: 978-8807883460

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle.
Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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