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Romanzi di (un certo) genere: Fuori non c’è nessuno, Claudia Bruno

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È da molto ormai che il romanzo occidentale ci ha abituato a non dare importanza, se serve, ai nomi dei personaggi. Si può benissimo fare a meno di queste etichette – anni fa ne diede un magistrale esempio Michael Ondaatje – se questa assenza inconsueta ha una funzione nel romanzo.

In Fuori non c’è nessuno i nomi e le identità non sono importanti, se non come luoghi di deposito: luoghi nei quali si fermano quelli che potremmo chiamare ricordi, se avesse un’importanza anche il tempo. Claudia Bruno sceglie una periferia, la periferia come protagonista incarnata in una cittadina priva di storia, che non la vuole perché non le serve, anche se tanti suoi abitanti si ricordano di un prima e di un dopo. Questa periferia è Piana Tirrenica: essa non è scelta come teatro degli avvenimenti, il luogo dove vanno in scena, ma come struttura stessa degli avvenimenti, senza la quale essi non potrebbero accadere.

«Primavera, estate, autunno e inverno si alternavano senza che lo spazio intorno subisse significativi mutamenti, in quanto il paesaggio era composto perlopiù da asfalto, ferro e cemento, materiali altamente resistenti ai cambiamenti di forma e colore».

Se la protagonista è un’architettura allora gli esseri viventi che pure devono avere a che fare con lei, piante o animali umani e non, devono tentare di costruire delle relazioni attraverso altri luoghi in qualche modo sottratti a quello principale. La sensibilità delle protagoniste – pochi gli uomini, luoghi anch’essi – si esercita nella continua costruzione di una identità che non sia un dove. Donne che esercitano continuamente una sorta di attenzione alle cose e alle parole, come fosse un antidoto ad asfalto, ferro e cemento.

«Mentre s’inginocchiava sentiva inginocchiarsi sua madre, sua nonna, la madre di sua nonna, e così indietro fino alla notte dei tempi. Su quelle ginocchia gravava un peso molto più grande dei suoi cinquantasei chili. Un peso che continuava a ripetere lo faccio io perché lo faccio meglio.»

Ci sono amori, morti, parole, ricordi; c’è un suicidio inspiegabile a parole, ma chiarissimo per gli oggetti, altri protagonisti di Fuori non c’è nessuno, perché sono quelli riempiono ogni dentro. Case, automobili, stanze, cantine, menti, anime, sono piene di oggetti, ed è anche grazie a loro che Greta, Michela, Francesca, la signora Alba, Katarzyna, Enrica, Isabella, Anita riescono pure a sentire qualcosa e a passarlo l’una con l’altra, là dove neanche il mare riesce più a entrare. La loro è un sensibilità attenta a non esagerare né con le parole né con i gesti perché la periferia, a volte, più o meno lentamente, uccide.

«È la dose che fa il veleno».

Fuori non c’è nessuno. Ninna nanna di periferia
Claudia Bruno
Effequ, 2016, 221 pag., € 13,00

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