La squola, Marilù Oliva

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Io sono la Squola e sento i pensieri di tutti.
Di un bidello che si arrovella per la prudenza che gli è mancata.
Di chi tiene le redini e sente che gli stanno sfuggendo.
Dei professori spaesati, degli addetti ai lavori dispiaciuti.
Delle forze dell’ordine, che mostrano già i primi segni di impazienza, ticchettando con la punta delle scarpe sul pavimento.
Di una fanciulla che si è vestita a puntino solo per fare colpo su un ragazzo che non ha mai chiesto il suo numero di cellulare.
Di giovanissimi ladri, che nemmeno si rendono conto della portata del loro gesto, eppure cominciano a preoccuparsi.

La Squola di Marilù Oliva è un romanzo corale ambientato in un liceo artistico della periferia bolognese. Una delle voci narranti è proprio l’edificio scolastico, forse l’anima più viva fra i personaggi di questo libro. È un testo coraggioso che affronta disagi più complicati di una “semplice” crisi adolescenziale, temi che molti considerano ancora tabù come quello della prostituzione minorile.

Sono madre di un dodicenne, ho pensato costantemente a lui mentre lo leggevo. Proiettata in futuro che mi ha spaventata, per quanto io e suo padre si stia cercando di essere genitori sufficientemente buoni (Donald Winnicott). 

Mio figlio raggiungerà presto l’età dei protagonisti che ci raccontano in prima persona le inquietudini, i tormenti e le incertezze di una porzione di vita complicata, la più difficile di tutte. Ho sofferto, perché La Squola ti trascina in riflessioni angoscianti se sei un genitore. Il suo pregio è quello di offrire chiavi di lettura per tutte le età, non si limita a essere “semplice” letteratura per ragazzi. E offre speranza, questo è fondamentale, sia agli adolescenti che agli adulti.

Il registro spazia dal cinico al divertente con grande maestria: prendono vita amori non corrisposti e gelosie, segreti inconfessabili, dolori dell’anima che sfociano, nel caso della geniale Pauline, in una reinterpretazione moderna dei versi che Catullo ha dedicato a Lesbia.

Cecio, soffocato dal troppo amore materno, vive con disagio la sua minuscola statura al punto da volersi sottoporre a una dolorosa operazione di allungamento degli arti. È un ragazzo talentuoso, sensibile, sveglio, ma subisce atti di bullismo dal tenebroso Fil e dai suoi compagni Sauro e Bongo che lo coinvolgono in un furto all’interno della scuola dove uscirà come unico vincitore.

Fil è uno spaccone con un gran cuore, il suo amico Sauro decisamente meno. Eppure, quando il primo riesce a convincerlo ad assumersi la responsabilità del loro gesto, la base della loro amicizia resta intatta. Rafforzata, magari. Questo non possiamo saperlo. Di sicuro Fil riesce a scuotere la coscienza del suo compagno, così come a superare per amore della sua bella il pregiudizio.

Nel suo cuore c’è la tormentata Miluna, splendida sedicenne che si prostituisce con il benestare di una madre bambina. Una ragazza affascinata dal lusso, apparentemente. È invece una giovane donna impaurita dall’eventualità di essere separata da una mamma che non ha gli strumenti necessari per affrontare la vita. Ribalta i ruoli e diventa lei l’adulta, con conseguenze che solo per miracolo non la conducono alla morte.

Tutti i protagonisti vivono in pagine scorrevole e coinvolgenti, scritte al presente indicativo. La forma narrativa più immediata, ed è questo che – oltre ai temi trattati e al linguaggio colloquiale – rende il romanzo così fruibile ai giovani.

La Squola, personaggio alla ricerca di una dimensione esattamente come tutte le anime che contiene, è il collante di esistenze difficili a cui docenti appassionati cercano di trovare una soluzione. Sono storie di vita dove comunque resta salda la lealtà e l’amicizia, dove personaggi come Pauline e Fil trovano una nuova strada di gentilezza, dove giovanissimi sbandati ricavano sicurezza in un’istituzione incerta esattamente come loro.

La possibilità di coesione fra adulti e ragazzi, credo sia questo il tema fondamentale del romanzo. Il punto d’incontro, difficilissimo, fra generazioni tanto aliene. Difficile, ma non impossibile, come la convivenza fra i versi della Divina Commedia e il rap che la Oliva riesce a emulsionare in una narrazione perfetta per i ragazzi, consigliata soprattutto agli adulti.

Se l’autrice di questo bellissimo romanzo fossi stata io, come epigrafe avrei scritto: “Dedicato ai cattivi che poi così cattivi non sono mai.” La Bertè non è Catullo, questo viene con sé. Ma sono quasi certa che Pauline, Fil, Cecio e soprattutto Miluna apprezzerebbero.

L’autrice

firma

Marilù Oliva è nata a Bologna, dove vive. Tutti i suoi lavori, ad eccezione de La Squola (LiberAria), sono stati pubblicati dalla Elliot edizioni.

Scrive narrativa e saggistica e insegna alle superiori. Autrice di tre romanzi dedicati al personaggio della Guerrera con cui è stata finalista al Premio Scerbanenco e ha vinto il Premio Karibe Urbano per la diffusione della cultura latino-americana in Italia, nel 2014 ha pubblicato Le sultane (anch’esso finalista allo Scerbanenco) e Lo zoo nel 2015.

Dal 7 luglio di quest’anno è di nuovo in libreria con il romanzo Questo libro non esiste.

 

Questo è lo strillo di copertina che un suo collega ha scritto per lei:

Che indaghi in mondi sordidi o borghesi, che scintilli in una lama o esploda in un proiettile, la scrittura di Marilù Oliva colpisce e taglia. Lasciando cicatrici profonde, e bellissime da accarezzare, sulla superficie del cuore di ogni innamorato della letteratura criminale. La nuova, inquietante storia cantata dalla voce femminile più roca e graffiante del romanzo nero italiano (Maurizio de Giovanni)

de Giovanni, e già… Come credenziale per leggere qualcosa di Marilù mi pare più che sufficiente.

Luana Troncanetti

La scuola
Marilù Oliva
LiberAria Editrice, 2016, pag. 200, € 12,75
ISBN: 978-8897089902

 

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle.
Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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