ZenBuk: Come trattare gli altri e farseli amici, Dale Carnegie

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Si è sempre più portati a trovare i difetti piuttosto che le virtù. Ci viene più spontaneo parlare di quello che interessa a noi piuttosto che al nostro interlocutore

La nostra avventura con ZenBuk continua. Oggi la nostra amica Roberta Michelotto ci parla di un libro che a me personalmente ha lasciato qualche dubbio da chiarire: il principio fondamentale di cui si parla è l’empatia, il mettersi nei panni degli altri prima di parlare o di agire, il cercare di vedere le situazioni da una prospettiva diversa dalla nostra. Credo che sia il modo migliore per affrontare ogni situazione e ogni discussione e sto cercando di far diventare l’empatia un comportamento il più possibile automatico nella mia vita.
A volte però non è facile. A volte è davvero difficile riuscire a vedere i problemi – magari quelli urgenti, soprattutto se tendi a essere una persona ansiosa – con gli occhi di chi dice il contrario di quello che pensi tu.
Il rischio, a mio parere, è quello che il nostro tentativo di essere gentili e educati nel dare ragione all’altro e nel condividere i suoi pensieri possa esser considerato un gesto ipocrita. E di questa ipocrisia non c’è proprio bisogno, oggi.

Ma sentiamo il parere di Roberta:

Per avere una vita di relazione piena e soddisfacente bastano pochi cambiamenti nel modo di comportarsi e un impegno maggiore nel vedere le cose anche dal punto di vista del nostro interlocutore.

Con questo libro Dale Carnegie offre ai suoi lettori molti suggerimenti pratici per migliorare il rapporto con gli altri (dal vicino di casa al datore di lavoro) e semplici strategie di comunicazione per ottenere qualcosa cui si tiene.

Secondo me la cosa più difficile da mettere in atto ma che è indispensabile per un efficace rapporto con gli altri è porre l’interlocutore al centro dei nostri pensieri, vale a dire centrare la comunicazione sull’altro e non su noi stessi.

I principi esposti in questo libro sono talmente semplici da essere ovvi. Se non sono fruibili nella vita quotidiana, è perché il nostro atteggiamento nei confronti dell’altro non cambia.

La nostra prima reazione alla maggior parte dei discorsi che sentiamo da altri è una valutazione o un giudizio, piuttosto che un puro e semplice cercare di capirlo. (…) Molto raramente permettiamo a noi stessi di capire con precisione il significato di quello che l’altro vuole dire

È un libro da leggere più volte, perché in questo modo si possono assimilare tutti i principi esposti che per la loro semplicità rischierebbero di annullarsi dopo una semplice frettolosa lettura, come questo:

Quando si ha ragione, bisogna far valere il nostro punto di vista con gentilezza, con tatto, e quando si ha torto – cosa che si verifica con sorprendente frequenza, se siamo onesti con noi stessi – ammettiamo l’errore subito e spassionatamente

Chi ci riesce? Io non sempre.


Come trattare gli altri e farseli amici

Dale Carnegie
Bompiani, 2001, p.265, €. 10,20

Per acquistare:

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

2 COMMENTS

  1. Per una buona comunicazione, non bisogna necessariamente dare ragione all’altro e condividerne i pensieri (con il rischio di essere ipocriti) ma imparare a considerare che ci sono opinioni, punti di vista e prese di posizione differenti dalle nostre.
    L’autore sottolinea l’importanza di accogliere e rispettare l’idea dell’altro (dare valore) perchè frutto comunque di un suo ragionamento all’interno di una storia e di un particolare contesto culturale per poi proporre con chiarezza i propri intenti. In questo modo si mette l’altra persona nella condizione di essere più propensa ad ascoltare e accogliere a sua volta le nostre proposte e idee.
    Alla fin fine credo che la parola chiave per una buona comunicazione sia RISPETTO.
    Il rispetto reciproco e un’apertura mentale che ci aiuti a non rimanere ancorati troppo a prese di posizione rigide e inflessibili.

    • Hai perfettamente ragione, Roberta: basterebbe il RISPETTO, sempre e comunque.
      Grazie del tuo chiarimento, servirà ad aggiustare il tiro, credo che la cosa più importante sia far capire a chi abbiamo davanti che abbiamo un’idea di cui siamo convinti e però siamo disponibili ad una discussione rispettosa e costruttiva da ambedue le parti… 🙂

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