L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, Alessandro D’Avenia

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“Grazie per avermi ricordato che l’immaginazione non è cosa da poeti, ma da uomini che fanno di ogni azione poesia, cioè compimento: è poesia un amore fedele, è poesia un piatto gustoso, è poesia una spiegazione appassionante. Questa lezione mi serve tutti i giorni in classe, quando devo mettere la mia immaginazione al servizio dei volti acerbi dei miei alunni, per vedere l’invisibile che si cela dietro il loro informe essere al mondo. Questa è la poesia del mio mestiere […]. Loro sono la mia biblioteca di inediti.”

Non avrei mai creduto di trovarmi di fronte ad un libro del genere quando ne ho aperto la prima pagina: di solito non leggo subito le nuove uscite, preferisco aspettare che decantino un po’ e che passi l’ondata di entusiasmo del popolo lettore. Stavolta invece, non conoscendo assolutamente l’autore (e – mea culpa – diffidandone un po’ troppo, proprio perché ne conoscevo solo il nome, sentito dire troppe volte in giro) ho deciso di provare, attratta solo e soltanto dal poeta grazie al quale mi chiamo Silvia.

Sogno una scuola di rapimenti, una scuola come bottega di vocazioni da coltivare, mettere alla prova e riparare. Una scuola in cui l’insegnante sia il postino che porta le lettere di altri all’indirizzo di ogni studente. La scuola che ciascuno di noi ricorda in quel professore speciale, che ci ha guardato come qualcuno e non come qualcosa, cominciando così a farci fiorire.

Ecco, è stato come tuffarmi in un’epoca in cui ero ancora studente, affascinata dal professore e soprattutto dal suo innamoramento per un poeta. Ho avuto la fortuna di avere un insegnante così, alle superiori, davvero innamorato della materia e appassionato e capace di insegnarla e di indurre i suoi studenti a cercare e trovare il proprio personale rapimento. E ascoltare le parole di un altro insegnante appassionato, le sue parole espresse in forma di lettera, ascoltare le verità che racconta e vedere per la prima volta in modo nuovo un poeta di cui la maggior parte di noi sa solo che è il poeta del “pessimismo cosmico”, è stato davvero emozionante: ho conosciuto un lato di Giacomo Leopardi che mi era stato tenuto nascosto, la parte più bella del suo essere:

“Fu un cacciatore di bellezza, intesa come pienezza che si mostra nelle cose di tutti i giorni a chi sa coglierne gli indizi, e cercò di darle spazio con le sue parole, per rendere feconda e felice una vita costellata di imperfezioni”

Il libro – che non è un romanzo né un saggio – è composto da lettere che l’autore scrive a Giacomo Leopardi, direttamente, dandogli del tu e ringraziandolo per avergli in qualche modo “salvato la vita” dal momento in cui ha fatto ingresso nella sua camera di sedicenne, dal giorno in cui l’ha conosciuto grazie ad un insegnante appassionato che glielo ha fatto conoscere in un modo diverso da quello che tutti ci aspettiamo:

“[…] me lo ha mostrato sempre come un indomito lottatore per la ricerca della felicità. A sedici anni gli sentii recitare il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, e in quel momento, lo ricordo ancora, trovai le parole che mi servivano, un misto tra inadeguatezza e sete di vivere” (dall’intervista concessa all’Huffingtonpost)

Da parte mia ho sempre amato le sue poesie (“A Silvia” è una delle mie poesie preferite per tanti motivi, non solo per il nome), anche se nessuno me le aveva mai presentate in questo modo così entusiasmante e ricco di ottimismo: cercare la bellezza ovunque, costruire il proprio destino e la propria destinazione con energia e convinzione, fare della propria vita un’opera d’arte, bella e preziosa e meritevole di essere vissuta! Lottare per la bellezza, lottare per trovarla e mostrarla anche quando ci sembra di essere circondati dal nulla, lottare anche quando si è fragili (perché siamo tutti fragili) e proteggerci e ripararci a vicenda, inseguire e raggiungere i propri rapimenti, le proprie aspirazioni, quelle che ci fanno sentire autentici nonostante i giudizi degli altri.

Una lettura entusiasta e entusiasmante, a patto di avere dentro di sé ancora una fiamma accesa che possa essere alimentata, a patto di essere ancora “giovani dentro”, con mille domande da fare e tanta voglia di ascoltare. Una ricerca della bellezza che porta a cercare altre letture così ispiranti. E una gran voglia di riprendere le poesie di Leopardi e le sue sudate carte, per ritrovarlo sotto una diversa luce, seguendo insieme a lui la stella di un nuovo entusiasmo per giungere finalmente a quella

«[…] casa pensile in aria sospesa con funi a una stella.»
(Giacomo Leopardi, Zibaldone)

L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita
Alessandro D’Avenia
Mondadori (collana Scrittori italiani e stranieri), 2016, pag. 216, € 16,15
ISBN: 9788804665793

Per acquistare:

Photo: illibraio.it

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle.
Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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