Una vita da lettore, Nick Hornby

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“riuscirebbe a rendere interessante anche la lista della spesa… figuriamoci una serie di libri, impossibile non farsi prendere e non aver voglia, almeno, di trovare i libri elencati da lui, bravo Nick!”

Questa che leggete non è una citazione dal libro ma una delle recensioni che si leggono sui negozi di libri online. Quella che mi ha fatto ridere e che mi ha incuriosito, perché non conoscevo Nick Hornby se non per sentito dire e per l’adattamento cinematografico di un suo libro, About a boy, che ad ogni visione mi mette infinita tristezza e incredibile allegria allo stesso tempo – sì, ok, c’è anche un bel Hugh Grant, ma questo è solo un dettaglio! 😉 

Comunque. Una vita da lettore è la raccolta di una serie di recensioni scritte per la rivista statunitense The Believer tra il settembre 2003 e il giugno 2006 (Su Internazionale.it trovate la sua rubrica tradotta fino al 2012, qui).
Parliamo di libri nei libri, quindi. Di un libro che parla di un lettore che legge e recensisce libri. E ci racconta quanto gli sono piaciuti, quanti ne ha acquistati, quanti sa già che non riuscirà a leggerne in questa vita. Quali non sapeva di aver comprato e ha riscoperto per caso. E quali ha adorato, e soprattutto perché.

Le recensioni su questo titolo non danno giustizia a Hornby, a mio parere. La critica che gli viene posta più spesso è che il suo libro sia inutile perché parla di libri di autori sconosciuti, che nessuno ha letto, che non sono nemmeno editi in Italia.

E certo! Stiamo parlando di un inglese che legge e recensisce libri che acquista nel suo paese o nei dintorni (spesso nei negozi di reminders o di libri usati, quanto mi piace quest’uomo!), di uno scrittore che ha anche una certa cultura, magari, di un lettore che come tutti noi sa benissimo che non riuscirà mai in tutta una vita a leggere tutto il leggibile. E ci ride sopra. E si abbandona al piacere di leggere, facendosi guidare dai libri e cercando i suggerimenti e gli spunti che ogni libro può darti se sai ascoltarlo:

… ma da lettura nasce lettura – è proprio questo il punto, no? – ed uno che non devia mai da un elenco prestabilito di libri è già intellettualmente morto

E così cercando altro incontra Tempi difficili di Charles Dickens, per poi confrontarsi e ritrovarsi nelle vicende di chi racconta di una vita con figli autistici, con George e Sam di Charlotte Moore, e poi ancora si perde per una passione improvvisa e quasi incosciente nell’acquisto di un saggio sui modelli migratori del falco pellegrino. Giusto per dire che i lettori hanno in comune diverse cose e tra queste ci sono le improvvise e sfrenate passioni all’apparenza fuori luogo ma che ci donano un gran senso di libertà.

Quello che dobbiamo leggere, tra le righe di Una vita da lettore, è che gli elenchi di “libri da leggere assolutamente” non sono poi così validi, che ogni lettore è uguale solo a se stesso e che se a me piace un certo stile, se trovo un messaggio in un libro che ad altri non piace, non è detto che abbiano ragione gli altri:

Qui si dovrebbe parlare del cosa come quando e perché della lettura, delle modalità grazie alle quali, quando la lettura fila come si deve, un libro ci porta a un altro libro e a un altro ancora, in uhh percorso cartaceo di temi e significati; e quando non fila, quando i libri non ci catturano o ci scivolano addosso e il nostro umore e l’umore del libro bisticciano come cani e gatti, qualunque cosa ci sembra meglio che affrontare il prossimo brano o rileggere l’ultimo per la decima volta.

Hornby ha una scrittura molto colloquiale, divertente e frizzante: a volte mi è sembrato non tanto di leggere quanto di ascoltare una macchinetta infernale che parla parla parla e si perde in mille diversi argomenti. In quelle occasioni ho seguito il consiglio che dà ai lettori del suo libro:

Vi prego, se state leggendo un libro che vi sfinisce, lasciate perdere e leggete qualcos’altro, come quando mettete mano al telecomando se non vi piace un programma televisivo. La vostra incapacità di godervi un romanzo reputatissimo non significa che siate ottusi […] ricaverete ben poco da un libro che vi fa piangere per la pena di leggerlo. Non ve lo ricorderete e non imparerete niente […] se non leggete i classici non vi succederà niente di male; e soprattutto, se li leggete non vi succederà niente di straordinario

In altre occasioni però ho scoperto la bellezza e la leggerezza con cui sa riprendere e reinterpretare concetti, pur parlando di libri che non conosco, e mi ha fatto voglia di cercare romanzi di autori sconosciuti (ma più noti nel mondo britannico), di spolverare il grande J.D.Salinger che ho mollato dopo una prima lettura (obbligata, tra l’altro) e che mi ricordo poco poco, di riprendere il genere dei romanzi storici che da un po’ non frequento, che mi era tanto piaciuto (scopro che Robert Harris – Pompei, che conservo nella mia libreria dei preferiti, è uno dei suoi più noti romanzi – è cognato di Hornby: questa cosa mi fa simpatia, leggerò altro di lui, ne sono certa!), di cercare trovare e leggere Feast of love di Charles Baxter, che dice:

“Parlavamo di libri, della noia mortale di leggerli, e di quanto li amassimo malgrado ciò”

Alla fine, Una vita da lettore è stata una bella esperienza per alcuni fondamentali motivi:

  • mi ha fatto conoscere (e ricordare) autori che non conoscevo (o avevo dimenticato)
  • mi ha confermato che è bello seguire le liste di libri ma ancora più bello è farsi prendere dalla voglia del momento, dal particolare che incuriosisce, dal profumo di novità (o di antichità) che troviamo all’interno di una lettura
  • mi ha fatto scoprire quanto mi piaccia e sia fondamentale leggere i libri prima di recensirli e quanto sia importante e vitale per la salute del lettore il non avere l’obbligo di parlarne bene: l’unico vincolo imposto dal Believer sembrerebbe essere stato quello di non stroncare i libri letti: la soluzione di Hornby è stata quella di scegliere le sue letture in modo più coscienzioso e di non nominare eventualmente i libri che non ha sopportato… ci sarà riuscito? 😉

Quindi, anche se a volte ho dovuto chiudere materialmente il libro perché l’ascolto di quella parlantina ininterrotta mi mandava fuori dai gangheri, Hornby è certamente un autore che rileggerò e che apprezzerò molto di più grazie al fatto di averlo potuto vedere come uno-come-me: un lettore, che legge ovunque (dalla poltrona comoda alla sedia vicino alla porta del bagno, in attesa), che ama perdersi tra gli scaffali delle librerie, che cerca letture curiose nei mercatini e si lascia trasportare da un libro che rimanda a un libro che rimanda a un altro libro… e via così!

Una vita da lettore
Nick Hornby
Guarda, 2008, pag. 280, € 10,20
ISBN: 978-8860882462

Per acquistare:

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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