Il deserto dei tartari, Dino Buzzati

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[…] Ma a un certo punto, istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il fiume dell’orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l’una sull’altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire.

Ecco un altro dei libri capitati per caso sulla mia strada. Letteralmente: l’ho trovato abbandonato a sé sulla poltrona della sala d’aspetto del dentista, faceva parte di un circuito di bookcrossing organizzato dalla biblioteca del mio paese. E cercava me, proprio in questo momento.

Ormai sapete tutti di questa mia fissa sui libri che ti cercano in certi determinati momenti della tua vita, dovrei trovare un hashtag giusto per raccoglierli tutti quanti, chissà…
In tutti i casi, anche questa volta è successo: in un momento in cui (solo io? non credo!) mi pongo domande sulla vita in generale, su quello che ho fatto e non ho fatto, sulle scelte, sulle occasioni attese e più o meno arrivate, ho trovato Il deserto dei Tartari ad attendermi al varco.

Insieme a me Giovanni Drogo, il protagonista di questo libro. E la sua attesa, incessante, per quello che un giorno o l’altro, da un momento all’altro, deve avvenire. Qualcosa di grandioso: una terribile e pericolosissima guerra, per cui lui si sta preparando, ogni giorno, nella Fortezza Bastiani, lontano e sperduto avamposto a nord del Regno, a cui è stato assegnato appena diventato ufficiale.
Mentre si legge viene da chiedersi: sto facendo lo stesso? Sto aspettando la Grande Occasione con le mani in mano? Senza far altro che attendere? Altroché se viene il bisogno di tirarsi in ballo, di mettersi in gioco, di chiedersi se si sta facendo abbastanza! Se non per altro, almeno per non ritrovarsi come Drogo, un giorno, a osservare

[…] che la fuga del tempo si fosse fermata, il mondo ristagnava in una orizzontale apatia e gli orologi correvano inutilmente. La strada di Drogo era finita; eccolo ora sulla solitaria riva di un mare grigio e uniforme. […] Gli occhi di Drogo fissavano come non mai le giallastre pareti della fortezza. Lacrime lente e amarissime calavano giù per la pelle raggrinzita, tutto finiva miseramente e non restava più nulla da dire

Deprimente? Triste? No, questa storia non è triste. È realistica. Fa paura a chi ha già in cuor suo il dubbio di non fare abbastanza. È sicuramente molto profonda e mira alla ricerca interiore, quello sì. Ti spinge a cercare significati, ti accompagna a trovare i tuoi e a capire, infine, che ognuno di noi ha una Grande Occasione da costruire, più che da aspettare.

Intenso. Noioso, di una noia costruttiva. Struggente. Straziante. Urgente, anche.

Un libro che ha un buon sapore di ZenBuk, un libro che è anche un classico. Un libro di un autore, Dino Buzzati, che per ora mi ha regalato grandi risposte.

Il deserto dei Tartari
Dino Buzzati
Mondadori (collana Oscar Moderni), 2016, pag. 224, € 10,20
ISBN: 978-8804668046

Per acquistare:

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle.
Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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