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La freccia del tempo, Martin Amis

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Totalmente solo.
Io che non ho né nome né un corpo.

La vita del dottor Tod Friendly è raccontata in questo romanzo di Martin Amis.
Solo che la narrazione avviene al contrario.
Si parte dal letto di morte del dottore per finire al momento della nascita.
La narrazione è difficile e forzata e il lettore tenta di seguire le vicende esposte con una ragguardevole fatica.
La fatica non è data dalla scelta di narrare al contrario che potrebbe essere un punto di vista interessante, quanto dalla scelte di esasperare il concetto di contrario.
Ed ecco che infatti al contrario non procede solo la vita del protagonista ma in realtà ogni gesto che egli compie.
Il protagonista dà ciò che dovrebbe ricevere, incamera ciò che normalmente si espelle e, da dottore, mutila invece di guarire.
A questo aggiungete un alter ego che con voce fuori campo commenta e narra la vicenda.

La freccia del tempo è un libro complicato, personalmente salvo solo gli ultimi due capitoli che permettono al lettore di godere un po’ di questa vita al contrario.
Per il resto, soprattutto le prime sessanta pagine, il libro ne conta centotrenta, sono davvero ostiche perché all’inizio risulta difficile seguire la narrazione e capire dove l’autore ci stia conducendo.
Anche il nazismo è descritto in modo caotico però è interessante vedere come le idee del protagonista cambino col diventare più giovane.
Che dire?
Sicuramente questo di Martin Amis è un esperimento narrativo che può dare spunti di confronto e riflessione ma la fatica che si fa per venire a capo di questa storia è davvero troppa se paragonata all’esile trama in esso raccontata.

La freccia del tempo
Martin Amis
Einaudi, 2010, p. 164, €. 11,00

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