L’opera al nero, Marguerite Yourcenar

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A venti anni si era creduto libero dalle consuetidini o dai pregiudizi che paralizzano i nostri atti e mettono i paraocchi all’intelletto, ma in seguito la sua vita era trascorsa ad acquistare soldo a soldo quella libertà che aveva creduto di possedere di primo acchito nella sua totalità. Non si è liberi finché si desidera, si vuole, si teme, forse finché si vive.

Scritto nel 1968 da Marguerite Yourcenar, una delle scrittrici più importanti del novecento e prima donna ad essere ammessa all’ Académie française, L’opera al nero è un romanzo storico ambientato nel sedicesimo secolo.
Zenone, nativo di Bruges, medico e alchimista, ha passato parte della sua vita errando di luogo in luogo, inseguendo lo studio e la filosofia.
Ritornato nella città natale, viene accusato di eresia e condannato dal tribunale ad essere arso sul rogo ma piuttosto che aspettare una morte decisa dagli altri, Zenone deciderà di togliersi lui stesso la vita.

L’opera la nero, in alchimia indica il momento in cui la materia si dissolve.
E questo titolo non è certo un caso.
La Yourcenar, attraverso le vicende di Zenone, ritrae un uomo dal pensiero moderno in una Europa attraversata dalle lotte religiose di Riforma e Controriforma.
Zenone anela alla libertà che invece gli è sottratta perché costretto a vivere errando e sotto falso nome.
Allo stesso tempo però questa vita gli dà modo di interrogarsi sulla spiritualità e la materia, sulla razionalità e sul dogma della fede.

Le nostre idee, i nostri idoli, le nostre costumanze presuntamente sante, e le nostre visioni che passano per ineffabili, mi sembravano generati senz’altro dai sussulti della macchina umana, al pari del soffio delle narici o delle parti basse, del sudore e dell’acqua salata delle lacrime, del sangue bianco dell’amore, dei liquami e degli escrementi del corpo. Mi irritava che l’uomo sprecasse così la propria sostanza in costruzioni quasi sempre nefaste, parlasse di castità prima di aver smontato la macchina del sesso, disputasse di libero arbitrio invece di soppesare le mille oscure ragioni che ti fanno battere le ciglia se improvvisamente avvicino ai tuoi occhi un legno, o di inferno prima di aver interrogato più dappresso la morte.

Il romanzo è molto bello, scritto in uno stile ricco e ricercato.

Dal romanzo è stato tratto, nel 1988, il film omonimo per la regia di André Delvaux con Gian Maria Volonté nel ruolo di Zenone.


L’opera al nero
Marguerite Yourcenar
Feltrinelli, 2013, €. 9,00

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