Pronto soccorso. Storie di un medico empatico, Pierangelo Sapegno, Pierdante Piccioni

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Non sono più solo un medico. Sono un paziente, e come dice la parola stessa che mi definisce, adesso possiedo ciò che prima non avevo: la pietà. Per me stesso e per gli altri.

Pierdante Piccioni è un medico, primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Codogno.
Nel 2013, a causa di un incidente, ha perso gli ultimi 12 anni di vita. Dodici anni inghiottiti in un buco nero. Ma non si è scoraggiato e da lì è ripartito per riconquistare la sua vita, con tenacia, fatica, rabbia e depressione.
Piccioni ora non è solo un medico, ma è un medico empatico, il dottor Amnesia, come lo chiamano bonariamente, coinvolto nelle sofferenze dei pazienti, che capisce alla perfezione, in quanto è stato uno di loro. Capisce il disagio dei pazienti e cerca di aiutarli proprio come avrebbe voluto che i medici facessero con lui.
In mezzo a storie di pazienti più o meno intense, c’è la storia di questo uomo che ha riconquistato se stesso con forza e voglia di vivere.

Adesso, invece, ricordo bene le attese in ospedale e le convocazioni dei medici nella mia seconda esistenza, quella cominciata su una barella del pronto soccorso di Pavia il 31 maggio 2013. Ricordo le ansie, le code lunghissime, quel sentirsi quasi escluso dalla verità che ti riguarda in prima persona, come se in fondo tu fossi solo un oggetto inutile, che è da aggiustare e basta, se ci si riesce, o da buttare via, quando non va bene. E un oggetto non ha bisogno di sapere. Ricordo le ore passate ad aspettare che uscisse un medico a chiamarti, da una delle porte del corridoio, e quando finalmente lo vedevi era come se solo in quel momento si accorgesse che c’eri anche tu. Sembrava di essere all’università quando dovevi dare un esame, o in tribunale. L’imputato viene prelevato e portato al cospetto della corte. Ecco cosa sei: un imputato, non un malato.
Per questo cerco di non comportarmi così. Perché l’ho provato sulla mia pelle. Me lo dicevo sempre in quei momenti: cazzo, io non farò mai come loro.

Un libro che nasce da una storia vera. Pierdante Piccioni che con grande coraggio si ricostruisce dopo aver perso la memoria. Questo libro è il seguito di “Meno dodici”, in cui Piccioni racconta di come improvvisamente si è trovato da medico a paziente.

Pierdante Piccioni prima dell’incidente era direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso dell’ospedale di Lodi, membro del direttivo dell’Academy of Emergency Medicine and Care, consulente del ministero della Salute oltre che coautore di quarantacinque lavori pubblicati su riviste scientifiche internazionali. Attualmente è primario all’ospedale di Codogno.

Pronto soccorso. Storie di un medico empatico
Pierdante Piccioni, Pierangelo Sapegno
Mondadori, 2017, 221 pag., € 18.00

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Classe 1983 anni, romagnola, mamma di due splendidi bambini e di una stella nel cielo.
Programmatrice, lettrice e multitasking (o almeno ci si prova!)
Mi piace la lettura da sempre, ho voluto una libreria ampia e spaziosa nella casa nuova, che accogliesse tutti i miei libri.
A natale, stufo dei libri accatastati ovunque, mio marito mi ha comprato un ereader.
Ed è stata la fine…..

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