Cronache marziane, Ray Bradbury

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-Guardali, dove sono, i marziani-disse il babbo, che si tirò Michael in braccio, indicandogli l’acqua.
Laggiù, i marziani?
Michael cominciò a tremare.
Erano là, i marziani, nell’acqua del canale, che ne rimandava l’immagine.
Erano Tim, Mike, Robert, la mamma, il babbo.
E i marziani rimasero là, a guardarli dal basso, per molto tempo, in silenzio, a guardarli dall’acqua che s’increspava lieve…

Cronache marziane è un libro a episodi scritto nel 1950.
Probabilmente è l’opera più significativa di Ray Bradbury uno dei padri della letteratura fantascientifica.
Il romanzo racconta la colonizzazione del pianeta rosso nell’arco di più di trent’anni.
All’inizio siamo nel 1999 menre gli ultimi episodi sono ambientati nel 2026.
Il pianeta Marte è l’ultima possibilità per gli uomini: la Terra ormai non offre più sicurezze e quindi i pionieri americani cercano nuovi territori.
Il pianeta viene stravolto dall’insediamento terrestre e i marziani si estinguono.
Abbandonato all’improvviso a seguito di una minaccia atomica sulla Terra, Marte verrà ripopolato da una piccola famiglia che inizierà un nuovo mondo, forse più consapevole degli altri pionieri.

Cronache marziane non è solo un libro di fantascienza che immagina un nuovo mondo su un pianeta che da sempre ha avuto grande fascino sull’uomo.
Il libro di Bradbury è anche il racconto di ciò che gli l’umanità ha fatto nel corso della storia: in fondo la colonizzazione di Marte non richiama quella del Nuovo Mondo?
E i pionieri del duemila non sono identici a quelli che nell’ottocento occupavano i territori dell’Ovest togliendoli ai Nativi Americani?
Cronache marziane è sempre stato uno dei miei libri preferiti ed anche adesso, dopo averlo riletto da adulta, il mio giudizio non cambia.
Buona lettura.

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