La notte in cui suonò Sven Vath, Lucio Aimasso

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“Se qualcuno si fosse mai preso il disturbo di chiedermelo, avrei risposto che mi piacciono le stazioni, l’odore del legno, le lentiggini, quando ridi o quando piangi e non sai perché, la techno, le ragazze con i capelli rossi, l’MD, vomitare le budella, non arrivare a trent’anni, le tette di Viviana, i kebab di Mohammed, il vecchio campetto, l’ora prima dell’alba, quella canzone che non ricordo.”

Federico Morelli, detto il Moro, è il protagonista sedicenne e technofolle di questo romanzo. Proviene da una famiglia borghese, non rispetta le regole e vive fuori dagli schemi.

Dopo l’ennesima bocciatura Il padre lo considera un fallito e la madre lo ignora. Quello che per Federico era un modello da seguire ora è solo odio e violenza.

Il Moro vive una vita allo sbando, cerca il divertimento nell’alcool, nella droga, nel sesso facile e nelle discoteche insieme alla sua band di amici.

In realtà è un ragazzo come tanti che ha bisogno di aiuto ed è proprio infrangendo le regole che cerca di attirare l’attenzione di chi gli sta attorno, soprattutto quella del padre.

E sarà proprio un risvolto doloroso a far capire a Federico e ai suoi amici che esiste un’altra strada e che dovranno solo avere in coraggio di imboccarla.

Non ci dimentichiamo quanto è stata dura la nostra adolescenza e che in fondo non abbiamo mai smesso di sognare.

Buona lettura!

La notte in cui suonò Sven Vath
Lucio Aimasso
Casa Sirio, 2017, p. 320, € 14,25

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Classe 1972, mamma di due adolescenti, moglie, assistente personale del direttore di una casa editrice, segretaria di una scuola di musica, amante dei libri e della musica.

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