ZenBuk: Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni. 4 domande a Roberta Michelotto

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Authenticity
Reframing
Empathy
No ultimatum
Togetherness
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PARENT, genitore!

Eccoci all’ultima puntata – per questo 2017 – con ZenBuk. Abbiamo imparato tante cose, abbiamo meditato su molti argomenti, abbiamo cercato di capire come farcela.
A novembre è stata la volta di affrontare l’argomento bambini: letto il libro, Il metodo danese per crescere bambini felici, ci è venuta voglia di approfondire facendo qualche domanda alla nostra psicologa di fiducia, Roberta Michelotto:

  • Il metodo danese consiglia di evitare di arrabbiarsi e di urlare, consiglia di allontanare la furia nel fare le cose (soprattutto quelle da fare con i nostri figli). Sembra impossibile poterci riuscire, nella nostra vita così frenetica. Eppure in questo mese ci ho provato, ho cercato di controllarmi molto di più e di spengere le arrabbiature sul nascere, e quello che ne è risultato è stata una sensazione bellissima: la prima a meravigliarmi sono stata io! Ma allora è possibile vivere al giusto ritmo, programmando meno cose e concedendosi dei tempi più elastici! E questo è davvero fondamentale per ottenere dalle persone che ci stanno intorno collaborazione ed empatia!

Secondo me è importante riuscire a capire se le emozioni che proviamo e manifestiamo nei confronti dei figli sono frutto di particolari situazioni nate all’interno della relazione genitore/figlio, oppure se dipendono da altri fattori esterni. Per esempio: se mio figlio si comporta male e mi fa arrabbiare ritengo sia giusto potergli esprimere il mio disappunto (anche alzando la voce) e dargli poi la possibilità di rimediare. Diverso invece è il caso in cui mi dovessi arrabbiare con lui per una sciocchezza e rendermi conto che con lui mi sto solo sfogando, perché l’origine della mia rabbia non è nel suo comportamento ma nella mia giornata storta al lavoro.

Ritengo che spegnere le arrabbiature sul nascere, come dici tu, nel lungo periodo può diventare frustrante e controproducente, perché non fai altro che reprimere un’emozione importante che stai provando in un particolare momento. Per i bambini è importante sapere che ci si può arrabbiare e che si può esprimere la rabbia nel modo opportuno. Se non si esprimono anche le emozioni negative si rischia di far crescere dei bambini remissivi che non si possono permettere di manifestare il loro disappunto.

Lo sforzo che noi genitori dovremmo imparare a fare è proprio quello di capire se la nostra eventuale rabbia, nervosismo o altro dipendono da qualcosa che ha fatto nostro figlio oppure no. Nel primo caso è giusto esprimerla (nei modi giusti), nel secondo caso sarebbe bene evitare e se dovessimo rendercene conto troppo tardi, chiedere scusa è fondamentale.

Sul concetto di capire quali sono le proprie priorità e gestire il tempo nel modo migliore e meno frenetico, non posso non essere d’accordo.

  • Sì, in effetti mi sono espressa male: quello che intendevo con lo “spengere le arrabbiature sul nascere” era proprio l’evitare di usare il bambino come capro espiatorio della giornataccia lavorativa… Magari una soluzione può essere quella di spiegargli che a volte siamo un po’ più nervosi del solito per motivi che non hanno a che fare con lui/lei, creando quella situazione di empatia che suggeriscono le autrici.
    A proposito di empatia: è uno dei punti fondamentali del metodo danese. Io questo tratto del mio carattere l’ho sempre sentito – purtroppo – come un difetto: a mettersi nei panni degli altri, a capire sempre, a volte si prendono delle grande batoste. Alla fine però sono felice di avere questo “difetto”, perché nella comprensione e nella gentilezza si ritrovano quei sentimenti che mettono a proprio agio gli altri e per primi noi stessi…

Il concetto di empatia nella sua semplicità è un valore importante, specialmente in questo particolare contesto storico improntato sull’arrivismo e l’individualismo. L’essere empatici – quindi immedesimarsi nell’altro -, che non vuol dire “agire come se”, è una dote che s’impara con il tempo e non dovrebbe essere vissuta come un difetto, nella misura in cui tu non ti aspetti niente in cambio.

  • Un altro momento importantissimo su cui puntano le autrici del manuale è il gioco. Giocare, non solo da bambini e coi bambini, ma anche da adulti. Giocare per imparare e giocare per ritrovare il piacere dello stare insieme, quell’Hygge che fa la differenza.

Su questo sono pienamente d’accordo. Il gioco, il saper giocare e divertirsi, è importantissimo ad ogni età, così come l’arte dell’umorismo e la capacità di sdrammatizzare. Sono abilità che aiutano, oltre che a socializzare e a renderci parte di un gruppo, anche a ridurre i momenti di stress o a rendere meno pesanti le situazioni più difficili.

  • I punti su cui riflettere sono ancora molti, hai qualche consiglio in più da dare a chi vuole migliorare il rapporto coi figli e imparare a crescerli felici e responsabili?

Dare consigli su come crescere i figli non è semplice ma due cose mi sento di dover condividere: 1. Esserci. La nostra presenza come genitore è importante. Mi rendo conto che il lavoro ci porta fuori casa molte ore e a volte non si hanno alternative, ma troppo spesso i nostri figli sono cresciuti dai nonni o dalle baby sitter e in questo modo non si acquisisce la capacità di creare un legame solido e duraturo. 2. Rispetto, rispettare i figli in quanto persone altro da noi, rispettarli nel loro essere bambini e non considerarli dei piccoli adulti.

Nelle scuole danesi si insegna l’empatia fin dai primi mesi di vita. […] Lo sforzo continuo dei genitori è quello di trovare i dettagli più positivi in una situazione negativa o di formularla in modo diverso.

L’augurio è di riuscirci anche noi: possiamo farcela!

A presto, con tutte le novità del 2018!

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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