Il diario di Anne Frank, leggere per non dimenticare

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Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

Ieri sera ho partecipato ad una serata di promozione della lettura rivolta agli adulti. Se ne parla spesso: si legge poco, si legge in pochi. 
Introducendo il tema della serata la coordinatrice parlava proprio di questo: della necessità di leggere per non impoverirsi; per conoscere, per saperne sempre di più, sì, ma soprattutto per non perdere princìpi, valori, memoria. Per non dimenticare.
Aver iniziato con la lettura di brani dal Diario di Anne Frank aveva un suo perché, non solo perché siamo in quella che noi consideriamo la Settimana della Memoria, ma anche e soprattutto perché la memoria di ciò che è accaduto faccia riflettere. E non ripetere gli stessi errori.

Anne Frank è un simbolo. Come lei, tantissime altre persone, diverse l’una dall’altra, dovrebbero esserlo. Non solo ebrei, non solo chi ha vissuto l’Olocausto, ma ogni persona, ogni individuo che subisca quotidianamente il peso della propria diversità, oggi come ieri.

C’è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all’assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l’umanità, senza eccezioni, non avrà subíto una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo.

Ieri sera riflettevo, ascoltando le parole dei canti yiddish che sono stati abbinati ai passi tratti dal libro: dovrà essere davvero una potente metamorfosi, quella che stravolgerà l’uomo!
È agghiacciante pensare a quanta bellezza è capace di creare lo stesso uomo (perché siamo tutti uguali e diversi, di questo siamo certi) che ha commesso stragi, che ha ucciso, torturato, bruciato e condannato alla sofferenza individui del tutto identici a lui, agghiacciante pensare che tutto questo sta ancora accadendo in tante parti del mondo e nessuno ne parla, agghiacciante pensare che “a tanta violenza si fa l’abitudine”.
A tratti, lo ammetto, non riuscivo nemmeno ad ascoltare il racconto che lo storico esperto invitato ieri sera ci illustrava, nei particolari: come si può ascoltare e prendere atto di tanta violenza, di tanta crudeltà, di tanta follia collettiva? Forse è ipocrita, forse no, ascoltare e continuare a vivere allo steso modo. Forse anche solo parlarne e sapere può fare la differenza.

I commenti ieri sera erano in gran parte di speranza in un futuro diverso, migliore, fatto di rinascita, di bontà, di comprensione e di accoglienza. Ma quello che si vede nei fatti, purtroppo, non somiglia a quella speranza, non ancora.
Anne eppure era convinta che, nonostante tutto, le cose sarebbero andate meglio, che l’uomo sarebbe tornato sui suoi passi, avrebbe dimostrato la sua bontà:

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.

Leggere quelle pagine potrà aiutare, forse: conoscere quello che veramente è accaduto, studiarlo a scuola (ma perché si dà così poco conto alla storia di quegli anni? Perché nelle scuole se ne parla sempre di corsa, all’ultimo momento, a fine anno, senza dar peso ad un’epoca che più delle altre ha segnato la vita di tutti noi?), ascoltarlo dalla voce di chi l’ha vissuto in prima persona.
Ho deciso di affrontare l’argomento con i miei figli, sebbene siano ancora piccoli, perché dietro a questa orribile storia c’è qualcosa di più sottile e terribile, che si infiltra nel quotidiano: la paura del diverso. Nei giorni scorsi abbiamo letto qualche racconto adatto ai ragazzi (l’ultimo è stato Il violino di Auschwitz, lo trovate qui) e ora iniziamo a leggere la versione graphic novel del Diario.
Di questa versione – la prima autorizzata dalla Anne Frank Fonds, fondata da Otto Frank, padre di Anne e unico sopravvissuto della famiglia Frank – Ari Folman, regista israeliano a cui è stata affidata la sceneggiatura del libro e figlio di due sopravvissuti ai campi di sterminio, ha detto:

«è la perfetta soluzione per le nuove generazioni. […] Temo che stia arrivando il momento in cui non ci saranno più sopravvissuti all’Olocausto, e neppure testimoni in grado di raccontare le loro storie» [fonte: Il Tirreno]

Memoria da mantenere viva, a tutti i costi, perché il sogno di Anne si avveri, un giorno.

Quanto sarebbero buoni gli uomini, se ogni sera prima di addormentarsi rievocassero gli avvenimenti della giornata e riflettessero a ciò che v’è stato di buono e di cattivo nella loro condotta! Involontariamente cercheresti allora ogni giorno di correggerti, ed è probabile che dopo qualche tempo avresti ottenuto un risultato.

Anne Frank. Diario
Ari Folman,‎ David Polonsky
Einaudi, 2017, p. 149, €. 15,00

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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