Quanto possono fare male le parole

Ciao a tutti. Questo è il primo articolo che scrivo su Zebuk e spero ne seguiranno altri. Mi presento: mi chiamo Flavio e ho 40 anni. Ho una vita come tanti: famiglia, lavoro e sogni. Uno di questi sogni è scrivere: lo faccio sin da bambino e non chiedetemi perchè; chi tra di voi ama scrivere più o meno assiduamente lo fa di certo per istinto, senza porsi tante domande.  Ed è giusto che sia così.

Ho inziato prima con un libro (autoprodotto) poi con una serie di racconti “ai confini della realtà” pubblicati da una piccola (e neonata) casa editrice lombarda. Il mio terzo lavoro, con un casa editrice torinese,  è un noir ovvero un thriller, un giallo, in cui non conta tanto la soluzione del “caso” criminale, piuttosto l’ambientazione, il coinvolgimento psicologico del protagonista (o dei protagonisti). Il titolo è “L’eredità del male” e ha una particolarità: è ambientato nel 1939 in Germania, in piena era nazista. Non è un trattato storico, nemmeno una storia di ucronia  alla “Fatherland” o “La svastica sul sole”, in realtà la guerra e i suoi tragici eventi fanno solo da sfondo alla vicenda, come in un quadro il paesaggio fa da sfondo al soggetto principale.

Nel romanzo ho voluto affrontare un tema specifico, che ben si lega con gli ambienti in cui è stata creata la vicenda: il male. Il male dell’uomo, che fa parte della natura di ognuno di noi, perchè nessuno ne è immune. Il male che subiamo ma che possiamo anche infliggere: il male che rischiamo di tramandare ai nostri figli. Per scrivere un’opera del genere ho dovuto operare una scelta che, nel momento in cui mi sono trovato la tastiera davanti e ho lasciato le dita libere di correre, mi ha fatto sorgere più di un dubbio. Quanto potevo spingermi oltre, superare i limiti del pudore e dei tabù, per descrivere gli aspetti più efferati del racconto? Quanto male possono fare le parole, per chi le scrive ma, soprattutto, per chi le legge? Forse non ho fatto in tempo a decidere, la storia è nata prima che potessi darmi una risposta. Alla fine ho deciso di non pormi vincoli, descrivere anche il peggio, e andare fino in fondo. Sono i miei personaggi quelli che hanno agito – mi dico forse per salvaguardare la mia coscienza – anche se diretti da me. Perchè quando scrivi loro vivono di vita propria, e spesso non puoi far altro che seguirli.  Del resto gli scrittori, quelli veri, quelli bravi, non saranno obbligati a loro volta a correre dietro i loro personaggi, e le loro azioni? In tal caso non resteranno anche loro solo spettatori, obbligati a mettere su carta ciò che vedono con gli occhi dell’immaginazione? Alla fine l’importante è raggiungere uno scopo che giustifica il tutto, lasciare qualcosa che ti rimane dentro, e almeno un pò ti obbliga a riflettere. Forse ci sono riuscito,  questo è ciò che voglio credere.  Concluso l’ultimo capitolo mi sono guardato indietro: il romanzo era finito, il fiume di inchiostro si era arginato, l’inquietudine dei personaggi placata. Ma mi è rimasto qualcosa di tutto ciò, se penso che qualcosa ho imparato, anche da quelle parole che possono ferire.

L’EREDITA’ DEL MALE
Autore: Flavio Vasile,
256 pp., ISBN 978-88-88849-48-5
€ 15,00 Giancarlo Zedde Editore

1 COMMENT

  1. ” la guerra e i suoi tragici eventi fanno solo da sfondo alla vicenda, come in un quadro il paesaggio fa da sfondo al soggetto principale”.

    … sai? qualcuno mi ha spiegato che spesso i quadri andrebbero osservati meglio di come si fa di solito, che spesso il vero protagonista di un quadro è lo sfondo, il paesaggio, e non il soggetto in primo piano. Allora ho provato ad osservare i quadri in questo modo e sono rimasta colpita, scoprendo quanto contenuto si poteva trovare in un semplice ‘sfondo’.
    Già la tua recensione mi è sembrata un bel racconto, Flavio, e mi ha incuriosito: affrontare un tema difficile come la guerra, qualsiasi essa sia, merita l’essere letti. Anche se magari certe parole mi faranno male (e quanto, quanto, possono fare male, le parole…!), leggerò il tuo libro e ti saprò ridire.
    Benvenuto tra noi!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here