I film per non dimenticare

“Questa è la mia storia, questo è il sacrificio che mio padre ha fatto, questo è stato il suo regalo per me.” (da “La vita è bella).

ZeBuk ha scelto di scrivere un post sulla Giornata della Memoria decidendo di ricordare attraverso una serie di film usciti nel corso degli anni, che parlassero dell‘Olocausto.
Perchè il senso di ciascuna di queste pellicole era, appunto, quella di raccontare una storia.
La storia più terribile che l’umanità abbia mai vissuto.
Uno di quei copioni che non dovrebbero essere scritti mai più.
E che si è portato via milioni di vite innocenti.
Sacrificate in nome di chissà quale folle e visionario progetto.
Questo post racconta, o meglio tenta di raccontare questa storia.
Attraverso il sacrificio delle persone coinvolte.
Perchè la parola d’ordine di questa giornata è:

Non Dimenticare. Mai.

Ed evitare che la storia si ripeta.

Eccovi le nostre selezioni cinematografiche per oggi che, speriamo, possano essere i film che vedrete questa sera.
Anche con i vostri figli.
Sono storie difficili, lo so.
Ma vanno raccontate.
Magari improvvisandosi tanti piccoli Guido e insegnando ai nostri figli la storia attraverso il gioco.

I film per non dimenticare

  • La vita è bella, di Roberto Benigni. La trama: Guido Orefice, toscano montanino ed ebreo, s’innamora sul finire degli anni ’30 della maestrina Dora, la corteggia in modi stravaganti, la sposa. Sei anni dopo nell’intervallo sono venute le leggi razziali (1938), la guerra e le deportazioni Guido con il figlioletto Giosuè parte per il campo di concentramento. Dora, che ebrea non è, li segue volontariamente. Per proteggere il figlio dall’orrore, Guido gli fa credere che quel che stanno vivendo è un gioco a premi con un carro armato in palio.
  • Il Pianista, di Roman Polansky. La trama: Wladislaw Szpilman è un pianista ebreo che suona per la radio di Varsavia, vive lì quando inizia la persecuzione dei tedeschi. All’inizio è costretto a suonare in alcuni locali per soli ebrei, poi perde anche quella possibilità. La famiglia viene deportata, lui si salva perchè un amico lo tira via dalla fila di gente che viene caricata sul treno. Inizia un calvario: prima viene nascosto da una coppia di amici, poi da un altro amico. Ogni volta deve fuggire, i protettori di turno sono scoperti o catturati. Gli alleati stanno per avanzare, quando trova rifugio, solo e malato, all’interno di una casa diroccata. Lì c’è un ufficiale tedesco che, dopo averlo sentito suonare sul piano di casa sua, lo aiuta. Arrivano i russi, ma il pianista indossa il cappotto donatogli dall’ufficiale tedesco…
  • Train de Vie – Un treno per vivere, di Radu Mihaileanu. La trama: no shtetl, un piccolo villaggio ebreo nell’Europa dell’Est progressivamente invasa dai nazisti. I quali stanno ormai per sopraggiungere. Che fare? Il matto ha un’idea: raccogliere il denaro sufficiente per mettere insieme un treno, travestirsi da nazisti e da deportati e tentare così di passare le linee. L’impresa ha inizio tra consensi e dissensi (nasce persino un’agguerrita cellula comunista). Si beffano i nazisti, si disorientano i partigiani, ci si incontra (sul piano umano) e ci si scontra (su quello musicale) con gli zingari. Finché si giunge in una terra di nessuno. Ma sarà proprio così? Romeno ebreo, Mihaileanu gira un film che non ha dietro le spalle la spinta della Miramax, ma che ben più di La vita è bella meriterebbe l’Oscar. Perché è girato con mano sicura, perché mescola ironia e profonda conoscenza della cultura ebraica, perché ha una musica travolgente, perché ha una prima e una seconda parte che non formano due film ma un tutt’uno. E perché per la parte del matto fu inviato il copione a Benigni. Non vogliamo parlare di plagio, ma di ispirazione forse sì.
  • Schindler’s List, di Steven Spielberg. La trama: Polonia, 1939-1945. Oskar Schindler è un imprenditore intraprendente e spregiudicato, intenzionato a trarre il massimo profitto dalla situazione bellica. Riesce, grazie ai suoi abili intrallazzi, a stringere solidi rapporti d’affari con i nazisti che occupano la Polonia e a farsi così assegnare la proprietà di una fabbrica confiscata agli ebrei. Per la produzione utilizza manodopera ebrea non retribuita e con il passare del tempo e il crescere delle persecuzioni la sua fabbrica dà rifugio ad un numero crescente di ebrei, che così sfuggono alla deportazione nei lager e a morte sicura. L’industriale finisce per trovarsi sempre più coinvolto in un sistematico impegno umanitario teso a salvare vite umane, ricorrendo a questo scopo anche alla corruzione dei gerarchi nazisti ed all’imbonimento di Goeth, crudele comandante del campo di sterminio di Cracovia, al quale riesce a sottrarre parecchi internati. A guerra finita Schindler ha esaurito completamente il suo patrimonio, ma ha salvato più di mille ebrei e a lui andrà per sempre la loro riconoscenza e quella dei loro discendenti.
  • Il bambino con il pigiama a righe, di Mark Herman. La trama: Bruno è un tranquillo ragazzo di otto anni figlio di un ufficiale nazista, la cui promozione porta la famiglia a trasferirsi dalla loro comoda casa di Berlino in un’area desolata in cui questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore e si dirige verso “la fattoria” che ha visto nelle vicinanze. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. L’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce lo porta dall’innocenza a una consapevolezza maggiore del mondo degli adulti che li circonda, mentre gli incontri con Shmuel si trasformano in un’amicizia dalle conseguenze terribili.
  • Jona che visse nella balena, di Roberto Faenza. La trama: Il film racconta la storia di Jona Oberski, un bambino di 3 anni che vive ad Amsterdam durante la Seconda guerra mondiale. Dopo l’occupazione della città da parte dei tedeschi, viene deportato nel campo di Bergen-Belsen insieme a tutta la sua famiglia. Qui Jona passerà tutta la guerra, in una baracca separata dai genitori. Il bambino subisce freddo, fame, paure, sofferenze, violenze e angherie, anche da parte degli altri ragazzi. Sono rarissimi i casi in cui viene trattato con gentilezza: il cuoco del lager e il medico dell’ambulatorio. Poi c’è l’ultimo incontro con i suoi genitori: il padre muore stremato nel fisico, la madre muore semidelirante in un ospedale sovietico. Dopo la morte della madre, Jona viene assistito da una ragazza a cui quella l’aveva affidato. Nel 1945 viene generosamente accolto dai Daniel, una coppia abitante ad Amsterdam.

 

Video: “Train de Vie – Il monologo del pazzo”

 

La citazione

“Oggi si fa la storia. Questo giorno verrà ricordato. Tra molti anni i giovani chiederanno, meravigliandosi, di questo giorno. Oggi si fa la storia e voi ne fate parte. Seicento anni fa, quando altrove fu addossata loro la colpa della Peste Nera, Casimiro cosiddetto il Grande disse agli ebrei che potevano venire a Cracovia. Essi vennero. Trascinarono i loro averi in città. Si sistemarono. Misero radici. Prosperarono. Negli affari, nella scienza, nell’istruzione, nelle arti. Arrivarono qui senza niente, niente e fiorirono. Per sei secoli c’è stata una Cracovia ebrea. Riflettete su questo. Da stasera quei secoli sono una diceria. Non ci sono mai stati. Oggi si fa la storia.” (da “Schindler’s List”)

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