L’isola del tesoro, Robert Louis Stevenson

Lo ricordo come fosse ieri, quando entrò con quel suo passo pesante, seguito dalla carriuola che portava il baule. Alto, poderoso, bruno, con un codino incatramato che gli ricadeva sopra il suo bisunto abito blu: le mani rugose e ragnate di cicatrici, dall’unghie rotte e orlate di nero; e, attraverso la guancia, il taglio del colpo di sciabola d’un bianco livido e sporco. Roteò in giro un’occhiata fischiettando fra sé, e poi, con la sua vecchia stridula e tremula voce ritmata e arrochita dalle manovre dell’argano, intonò quell’antica canzone di mare che doveva più tardi così spesso percuotere i nostri orecchi:
“Quindici sopra il baule del morto,
Quindici uomini yò-hò-hò
E una bottiglia di rum per conforto!”

La recensione de L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson

Diciamoci la verità, la parola Classico il più delle volte fa venire i brividi e passare la voglia di leggere.
Soprattutto i bambini, seppur tentati alla lettura da qualche adulto, tentennano perché temono che il romanzo si riveli noioso, datato e poco movimentato.
Beh, L’isola del tesoro è esattamente il contrario.
Ricco di azione, colpi di scena, voltafaccia, cattivi da manuale e ambientazione esotica e accattivante: nsomma una trama perfetta.

Jim Hawkins è un ragazzo che vive in una cittadina sul mare in Inghilterra nella locanda gestita dai genitori, l’Ammiraglio Benbow. Un giorno arriva alla locanda Billy Bones, un vecchio lupo di mare dall’aria sinistra. Jim riceve uno strano incarico da Billy: dovrà stare sempre all’erta ed avvertirlo se mai dovesse arrivare nelle vicinanze un uomo con una gamba sola. Il ragazzo non farà in tempo ad adempiere al suo compito poichè nel giro di poco tempo Billy Bones muore e i suoi compari mettono a soqquadro la locanda cercando la mappa del tesoro del capitano Flint. Mappa che ha preso a loro insaputa Jim. Il ragazzo si confida col dottor Livesey ed insieme a Trelawney decidono di salpare alla ricerca del tesoro. Non sanno però che la ciurma che hanno ingaggiato è in realtà composta in gran parte dai vecchi compagni di Flint tra cui anche Long John Silver, l’uomo senza una gamba che tanto spaventava Billy Bones.

La mia opinione su L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson

Pubblicato a puntate tra il 1881 e il 1882 sulla rivista Young Folks L’isola del tesoro divenne in breve tempo uno dei romanzi d’avventura più amati.
Il libro intriga e diverte intessendo una storia dove non ci si annoia amai.
Lo stile di Stevenson è schietto e diretto, senza inutili fronzoli ma capace di calare il lettore, di qualunque età, tra la salsedine, la sporcizia, la libertà della vita marinara.
I pirati poi, chi non ha mai desiderato, dopo aver letto questo romanzo, di solcare gli oceani tra i marosi e il vento, quale bambino non ha agognato con tutto il cuore una mappa del tesoro?
L’isola del tesoro ha creare nell’immaginario collettivo un mondo piratesco a cui ogni giovane lettore ha anelato di appartenere; grandioso il personaggio di Long John Silver, il prototipo del pirata cattivo con tanto di gamba di legno e pappagallo sulla spalla.

Questo grande classico l’ho letto una prima volta alle elementari amandolo follemente, l’ho poi sviscerato e studiato al liceo grazie ad una professoressa di italiano non legata a metodi tradizionali e l’ho riletto ora per Zebuk e, a distanza di anni, sono stata catapultata sulla Hispaniola, ho temuto la macchia nera e sono stata tradita da chi credevo amico.
Un libro che opera tutto questo non è un libro da leggere, rileggere e consigliare? Credo proprio di sì.
Buon lettura.

La serie tv L’isola del tesoro

Il romanzo di Stevenson ha avuto molteplici adattamenti cinematografici, televisivi e teatrali.
Tra i tanti ricordiamo lo sceneggiato RAI L’isola del tesoro andato in onda nel 1959 diretto da Anton Giulio Majano con Ivo Garrani e Arnoldo Foà e Il pianeta del tesoro, lungometraggio Disney del 2002 con un’ambientazione fantascientifica.


Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

2 COMMENTS

  1. Complimenti per la recensione bella ed appassionata. Mi hai fatto venire voglia di rileggere questo bellissimo classico.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here