La ragazza che levita, Barbara Comyns

Entrai nella sala, dove c’era ancora mio padre che mi guardava. Rimasi in piedi sulla porta tenendo stretta la maniglia in modo da poter fuggire in velocità se ce ne fosse stato bisogno. Prese delle pastiglie al catecù dalla scatoletta d’argento appesa alla sua catenella dell’orologio e mentre masticava non smise di fissarmi; quell’odore dolce che associavo a mio padre mi terrorizzava ancor di più, sebbene alle altre persone dovesse sembrare piuttosto innocuo.

Avete mai letto un romanzo gotico? Quelli più conosciuti sono legati a nomi importanti, come l’iniziatore del genere, Horace Walpole (che nel 1764 scrisse Il castello di Otranto), come Ann Radcliffe, Bram Stoker e successivamente Mary Shelley e Edgar Allan Poe.
Il nome di Barbara Comyns in Italia è meno noto, ma di là dalla Manica è un’autrice molto conosciuta: nata nel 1907 nel Warwickshire, fu una donna molto intraprendente e autonoma. Fu imprenditrice e artista, modella, madre e moglie. Iniziò a scrivere solo a 40 anni ma le sue opere sono piccoli capolavori caratterizzati dalla descrizione del grottesco familiare e da un punto di vista spiccatamente femminile.

La recensione di La ragazza che levita di Barbara Comyns

«[…] La cosa più importante è che tu domani lascerai questa casa. Spero di non vederti mai più. Questo giovane Peebles sembra averti presa e, perdio, può tenerti! Non sei mai stata mia figlia. Lo sai che non sei stata capace di camminare prima di compiere due anni? Mi dava il voltastomaco vederti battere le mani sul tuo sedere invece di camminare come un bambino perbene. Guardati adesso, pallida e malaticcia come un pezzo di stoffa sbiadito, senza un filo di carne intorno all’osso. Ma nonostante tu sia una creatura miserevole e in nessun modo possa dirti mia figlia, ti ho mai lesinato nulla? Dimmelo!»

La ragazza che levitaThe Vet’s Daughter in lingua originale – è il romanzo più famoso dell’autrice. Denso di riferimenti autobiografici, è una favola nera, con una vittima e più lupi cattivi: Alice, la protagonista, è succube del padre padrone, veterinario brutale e misogino, che la maltratta e la usa, letteralmente, unicamente per le faccende da sbrigare per casa. È una pubblica denuncia al patriarcato e alla società britannica dell’epoca edoardiana dei primi del ‘900.

Una figlia maltrattata, privata dell’amore di un padre, una vita passata tra la cucina e il suo odore perenne di cavolo bollito e le incombenze con gli animali pazienti del padre, una figlia che non è considerata come tale e che esiste unicamente come inserviente. Questa la vita a cui è destinata Alice? Possibile che una ragazzina così dolce, così solare nonostante il cupo clima londinese e i soprusi e gli abusi a cui è soggetta ogni giorno, sia destinata ad una vita così triste?
No, Alice ha un potere che può salvarla, un potere soprannaturale di cui non parla a nessuno.
Alice levita.

Il mio parere su La ragazza che levita di Barbara Comyns

I ravioli si ingrossavano e ballavano nel sughetto che bolliva, e la cucina era avvolta dal vapore. L’acqua cadeva dalle finestre come pioggia al rovescio. Iniziai a credere di sentire dell’acqua che si riversava e scrosciava. Poi pensai di vederla, e fu come se si fosse scatenata un’inondazione, e ovunque c’era acqua grigia e argentata, e sembrava che io vi fluttuassi al di sopra. Giunsi presso una montagna fatta di acqua scurissima; ma quando raggiunsi la cima, mi resi conto che era un giardino acquatico dove tutto luccicava. Sebbene l’acqua scorresse molto velocemente manteneva sempre le sue splendide forme, e c’erano fontane e alberi e fiori che scintillavano come se fossero fatti di ghiaccio semovente. Ogni cosa era tanto inesprimibilmente bella che mi sentii profondamente privilegiata di poterla vedere.

Amavo Edgar Allan Poe perché stuzzicava quell’adrenalina di cui avevo paura, da ragazza. Con Barbara Comyns torna quella paura di sottofondo, i sensi sempre all’erta, l’orecchio vigile a ogni rumore, gli odori, le sensazioni, i sogni (o la realtà?)…

Vivere così non deve essere stato facile per la piccola Alice: subire le angherie di un padre feroce, temere che in ogni momento scateni la sua rabbia con un qualsiasi pretesto, dover badare alla madre malata, assumersi il peso di tutta la gestione domestica…
Però Alice levita.
E grazie a questo suo potere si innalza sopra ogni cosa, osserva il mondo da un altro punto di vista e scopre il lato bello di qualsiasi situazione.

Questo però non basta a salvarla da tutti i personaggi crudeli che le ruotano attorno. Come riuscirà, infine, Alice, a sopravvivere?

La ragazza che levita
Barbara Comyns
Safarà Editore, 2019, pag. 149, € 16,00
ISBN: 978-8897561842

polepole
Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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