Quei dannati sedici nodi, Fabien C. Droscor

«Capisci bene che il suo non era un tradimento verso qualcuno in particolare, ma verso tutti loro. Com’è come non è, un giorno fu trovato morto. Galleggiava proprio lì: fra la punta del piccolo promontorio e la spiaggia. Da allora la caletta ha preso il nome ufficiale di “Cala del Morto” mentre il picco si chiama “Punta del Morto”».
«E il terreno?».
«Quello del contadino? ’Un s’è mai trovato»

Secondo romanzo di Fabien C. Droscor, Quei dannati sedici nodi è il sequel del suo primo, Non è tutta colpa del pipistrello. Ma si legge benissimo anche da solo, tant’è che nemmeno lo sapevo e non ho fatto alcuna fatica a capire tutto il mistero… già, l’ho scoperto ma solo nelle ultime pagine! 😉

La recensione di Quei dannati sedici nodi, Fabien C. Droscor

Il barone era così. Aveva il potere di far rasserenare o rabbuiare il povero “Smemoratho Capitholino” nel giro di quattro parole, quattro secondi, quattro scambi. A volte si dimostrava un vero amico, altre volte… un po’ meno… Passando così a un livello di amico da quattro soldi (o da cinquanta euro in tasca).

Centonovantacinque chili possono tuffarsi da una nave nel Tirreno senza conseguenze?
Bruno Leonetti non sarà più lo stesso. Uscito dall’ospedale il tecnico della Peach decide improvvisamente di stabilirsi sull’Isola del Giglio da dove era salpato, ma la scelta desta sospetti fra i familiari e non solo. L’incidente ha smosso verità che renderanno inevitabile l’intervento dell’Arma, anche se in una modalità “inusuale”. L’investigazione passerà attraverso un dipinto di Simone Martini, una sigla anni ’70 ed un verso dell’Orlando Furioso. Impossibile placare la rabbia durante l’inchiesta perché la tragedia del 2016 non sarebbe mai accaduta se non fosse stato per “quei dannati sedici nodi”.

Il mio parere su Quei dannati sedici nodi, Fabien C. Droscor

Il sole è di un calore piuttosto gradevole nell’aprile gigliese e la piccola Ape 50 che lentamente, ma senza batter ciglio, affronta le piuttosto importanti salite isolane sembra quasi rallegrarsene. Bruno osserva nuovamente incantato e in obliquo, per effetto della pendenza, la panoramica del porto visto dall’alto con l’Argentario sullo sfondo, dall’altra parte del mare che li separa.

Un LeggendoViaggiando che mi ha chiamata come un canto di sirene, quello di Quei dannati sedici nodi, di Fabien C. Droscor (nome d’arte di Francesco Bordi). Un racconto che è chiudere gli occhi e riaprirli sulle spiagge e nei vicoli dell’Isola del Giglio, fra il porto, il bar, le case strette strette e la familiarità degli abitanti, che si conoscono tutti.

Bruno Leonetti a prima occhiata è un ragazzo goffo per la sua stazza ma col cuore così grande da tuffarsi senza pensarci nemmeno, per salvare un bimbo caduto dal traghetto. Il suo aspetto però è multiforme, e potremo scoprirlo del tutto solo addentrandosi tra le pagine del romanzo, che si legge a marce diverse a seconda del punto in cui ci troviamo: più lento a volte, velocissimo altre. Non si tratta della piacevolezza della scrittura ma del suo soffermarsi in modo diverso su certi particolari, del puntare spesso sull’uso della parlata dialettale (toscana dell’Isola, romana a volte), del mistero che aleggia intorno ai protagonisti.

Mare, delitti, pittura, computer, e ancora sabbia tra le dita dei piedi, paesaggi da levare il fiato, donne bellissime e amicizie profonde: una storia che intriga e sorprende, fino alla sua conclusione, tutt’altro che immaginabile…

Quei dannati sedici nodi
Fabien C. Droscor
Robin Edizioni, 2020, pag. 400, € 18,00
ISBN: 9788872746431

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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