La gioia del vagare senza meta, Roberto Carvelli

Flâner vuol dire perdersi o non rinunciare a farlo. Quindi per dirlo più definitivamente possibile: il vero flâneur, la vera flâneuse non camminano per trovare ma trovano perché camminano. E, talvolta, proprio non cercando può capitare di fare i migliori incontri.

Un piccolo tesoro prezioso che fa parte della collana “Piccola filosofia di viaggio”, edito da Ediciclo Editore.

Vi immaginate come sarebbe il mondo se le spiagge, per dire, di Scala dei Turchi, Porto Selvaggio o Cala Mariolu fossero meta solo di persone che hanno una relazione affettuosa con loro? Se qualcuno, insomma, insegnasse la bellezza dei luoghi, il loro rispetto, la loro capacità di accoglienza e restituzione?

La recensione di La gioia del vagare senza meta, Roberto Carvelli

Un passeggiare che si definisce “flanare”, con una sorta di licenza linguistica (e molto poetica), un viaggiare vagando senza meta ma non per questo senza attenzione, anzi.
L’idea di Roberto Carvelli è proprio questa: il risveglio dell’attenzione e della consapevolezza di cosa sia e di dove si possa trovare la bellezza.

Dalla quarta di copertina, La collana “Piccola filosofia di viaggio” invita Roberto Carvelli, scrittore e flâneur, a spiegarci l’utilità filosofica e terapeutica del girovagare, a piedi, in città o nei parchi, senza una meta, lasciando andare il cuore e lo sguardo. L’autore ci insegnerà a riconoscere e a cantare la seduzione delle strade. E ad abbandonarci ad esse.

Quel marciapiede sconnesso, quel ciuffetto d’erba nell’aiuola (solo poi scoprirai che ha un nome difficile: Eleusine indica), la macchia della bocca di leone a spuntare dal muro con una grazia inattesa. Persino la ruggine di qualche cartello inattuale apparirà una copertura prestigiosa. Ma tutto questo accadrà per caso.

La mia opinione su La gioia del vagare senza meta, Roberto Carvelli

La storia di questo libretto profuma di una passeggiata d’estate in montagna, della voglia di scoprire una piccola libreria-gioiello (già piuttosto famosa fra gli amanti dei libri) nata dall’incontro tra la poesia e un piccolissimo giardino murato, di fronte ad un splendido panorama: la libreria Sopra la Penna.
È andata proprio così: mi ha chiamato, La gioia del vagare senza meta di Roberto Carvelli.
Se ne stava lì, al sole, sullo scaffale più vicino al panorama, e con voce soave sussurrava il mio nome. Potevo non farlo mio?
A pensarci bene, io quel vagare senza meta ce l’ho nel sangue da sempre:

“Andiamo”, dicevo da ragazzina.
“Dove?” mi chiedevano.
“Intanto andiamo” rispondevo.

Era il mio modo, la mia forma. Ed è continuata anche negli anni dell’università, quando fra una lezione e l’altra vagavo a testa in su per il centro di Firenze, tra strade sconosciute, vicoli sporchi e odorosi, voci e musiche. Non avevo mai – in quegli anni – una destinazione precisa: io andavo, semplicemente, mollemente. Ma con la meraviglia negli occhi.
E forse questa vena così filosofica viene anche da quelle passeggiate, che non erano fatte solo di bellezze famose, architettoniche e non: c’erano finestre aperte, cucine esposte, nelle vie traverse. C’erano donne in tailleur e valigetta che uscivano di corsa dal portone che, a saperlo vedere prima che si chiudesse, rivelava meraviglie di giardini interni e biciclette rotte appoggiate da un lato.
Sì, il flanare è terapeutico, lo confermo anche io. E se volete iniziare ad avvicinarvi all’arte del vagare senza meta dovete assicurarvi la lettura, un po’ magica e un po’ anche pratica, di questo libriccino.
Poche pagine, piccolo formato, ma tanta, tanta sostanza.
Fatta principalmente di meraviglia.

La gioia del vagare senza meta
Roberto Carvelli
Ediciclo, 2018, p. 91, €. 9,50

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here