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In che lingua giochiamo?, Letizia Quaranta (Ebook)

Oggi parliamo di Bilinguismo. E chi meglio di Letizia Quaranta, ideatrice di Bilingue per Gioco, poteva introdurci l’argomento?
L’ebook da lei scritto, In che lingua giochiamo?, è uno strumento per aiutare coloro che vogliono crescere il proprio figlio bilingue a trovare la strada più adatta alle proprie esigenze.

In che lingua giochiamo

State pensando di insegnare una seconda lingua a vostro figlio e non sapete da che parte cominciare?
Vi viene in aiuto l’ebook di Letizia Quaranta, In che Lingua giochiamo?, che da utili consigli per addentrarsi nel favoloso mondo del bilinguismo.

In che Lingua Giochiamo? ti aiutera’ a dare spazio alla tua creativita’ con un approccio sistematico e efficace.
Scopri quanti strumenti hai a disposizione, e scegli quelli piu’ adatti a te.
Leggendo In che Lingua Giochiamo? scoprirari che gli strumenti alla tua portata sono molto piu’ numerosi di quanto pensassi, e capirai anche che non potrai piu’ nasconderti dietro alla scusa che non sai come dare ai tuoi figli modo di sentire e praticare la lingua. I modi sono tantissimi!
Ma soprattutto imparerai a scegliere. Non tutti gli strumenti sono adatti a tutte le eta’, i gusti, gli stili di vita. Trovare gli strumento adatti a te e ai tuoi bambini e’ essenziale, solo cosi’ la lingua diventa momento di vera gioia, passione, condivisione. E quando ci si diverte insieme tutto e’ piu’ facile, allegro e positivo. Solo capendo i pro e i contro di ogni strumento, come ottimizzarne l’uso e come scegliere bene, potrai trovare l’approccio fatto su misura per la tua famiglia.
Fonte:BILINGUE PER GIOCO
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La Mini Intervista

  • C’è un’età “giusta” per iniziare un bambino al bilinguismo?

  • L’età migliore per imparare una seconda lingua è quella che ha oggi il tuo bambino. Scherzo ma solo un po’… I bambini nella primissima infanzia hanno una predisposizione fenomenale per imparare le lingue (imparare a parlare è il compito più complesso che devono compiere!) ed è stato dimostrato che il bilinguismo non ha effeti negativi, quindi non c’è alcun motivo per attendere.
    D’altro canto non è nemmeno mai troppo tardi, si può iniziare a qualsiasi età. Io ho cominciato a imparare l’Inglese seriamente (l’Inglese che si faceva a scuola non era una cosa seria, e non so se oggi le cose sono cambiate…) a 21 anni. Oggi penso in Inglese e molte cose mi viene più spontaneo farle in Inglese, anche scrivere i miei post, e parlo anche altre 4 lingue straniere. I miei genitori stanno imparando l’Inglese ascoltando me che lo parlo con mio figlio.
    Non è mai davvero tropo tardi, nè troppo presto.
    Però attenzione, la domanda giusta non è quando, ma come. Partire con l’approccio sbagliato può alienare completamente il bambino (o l’adulto). L’importante è mantenere la leggerezza, il gioco, non esercitare mai pressioni. Sembra facile, scontato, ma poi ci si casca facilmente… Cos’hai imparato oggi? Quante volte lo chiediamo ai bambini?

  • “Bilingui non si nasce, si cresce e ogni bambino può crescere bilingue”. Inizia così il tuo ebook. Qualche piccolo consiglio per iniziare, soprattutto per le famiglie non madrelingua?
  • Devo deludervi, non ho il trucchetto facile e veloce che tramuterà i bambini in perfetti bilingui. Imparare una lingua è un processo lungo, che la famiglia sia madrelingua o, a maggior ragione, se non lo è. Comunque due consigli mi sento di darli.
    Il  primo piccolo consiglio è quello di riflettere su cosa ci si aspetta e quanto si è disposti a mettersi in gioco. Chi è veramente determinato scoprirà che questo è un percorso che si fa a piccoli passi, con semplicità, pazienza e autocritica, e il segreto è non farsi prendere dalla fretta, non voler strafare.
    Il secondo consiglio è quello di non fare tutto da soli. Condividere l’esperienza aiuta a  mantenere alta  la motivazione, che è l’elemento discriminante anche per le famiglie madrelingua, risolvere i propri dubbi e avere occasioni per migliorarsi. Ovviamente mi sento di consigliare di seguire il Bilingue per Gioco (registrandosi alla newsletter, che aiuta moltissimo ad avere costanza) ma ognuno può trovare il proprio modo.

  • Quanto sono importanti i playgroups nell’apprendimento di una lingua straniera? Come si svolgono?
  • I Playgroup sono importanti, sono consigliati da tutti gli esperti di bilinguismo, ma non sono la ricetta miracolosa. Sono uno degli elementi che possono contribuire, notevolmente, all’apprendimento, insieme a cose astratte tipo la costanza, la ripetizione, l’atteggiamento positivo, l’emotività, o concrete tipo il tappetone (per giocare per terra), i libri, le canzoni, le filastrocche, la musica o i giochi da tavola.
    La differenza tra i Playgroup e tutti gli altri ingredienti è che non sono basati su uno scambio 1 a 1, tipo lo scambio tra genitore e bambino, insegnante e bambino, baby sitter e bambino, sono basati sul gruppo di bambini. Sono momenti in cui i bambini principalmente si divertono con altri bambini e con i genitori, imparano gli uni dagli altri, giocano, ridono e improvvisano. Oh e incidentalmente imparano anche l’Inglese.
    I Playgroup per i bambini bilingui non sono, nè a mio parere dovrebbero essere, nulla di complicato, sono momenti di gioco. Se però il playgroup è disegnato per imparare una lingua straniera il discorso un po’ cambia, non è scontato trovare il modo di giocare e divertirsi senza restizioni, ma al tempo stesso creare una struttura all’interno della quale i bambini possano imparare. Non c’è un metodo univoco, ma credo che non si possano improvvisare. Io sicuramente ho investito non poca preparazione per realizzare i Learn with Mummy.

4 COMMENTS

    • Grazie mille a Zebuk per lo spazio, e a chi legge per l’interesse!

      Potete ben immaginare che una come me che pensa tutto il giorno all’apprendimento delle lingue scoppia a ridere ogni volta che pensa a Zebuk = the book, che nome azzeccato!

      Per qualsiasi domanda sono a disposizione,

      Litaiscia

      (mi chiamo Letizia, ma gli Inglesi pronunciano Litaiscia)

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