Il sole di settembre illuminava come un riflettore un fazzoletto di verde striminzito tra le corsie di un anonimo viale alla periferia sud di Milano. Quattro sassi per parte delimitavano le porte di quel campo di calcio improvvisato, ma glorioso come San Siro per la frotta di ragazzini che ci scorrazzavano dentro. Rossi in faccia per tutto quel correre, l’aria tesa di chi si sta giocando lo scudetto, non risparmiavano sforzi e insulti all’indirizzo di quelli che non si muovevano abbastanza e, peggio, non segnavano. Non tutti avevano le ali ai piedi e il corpo, goffo al principio di quel cammino tutto in salita che trasforma i bambini in uomini, non era d’aiuto in molti casi. Il cuori si, però, che sapeva volare e la fantasia correva più delle gambe, facendo balenare a ognuno di loro un luminoso avvenire in serie A.
Daniele Dell’Acqua, punta, era bagnato fradicio. Tredici anni a novembre, Magro come un chiodo. Lo sguardo verdeazzurro gli saettò sotto la frangia scura appiccicata alla fronte. Non si può dire che la sua dote migliore fosse la pazienza:
“Marinoni lo vedi il pallone? Noo’!? Non sei capace di passare? Passa, ho detto, passa a me, cavolo”.
La stanza del pianoforte è il secondo romanzo di Manuela Stefani, la scrittrice milanese che aveva esordito nel 2006 con La casa degli ulivi (Mondadori).
La stanza del pianoforte parla di coppie e amori ricostruiti. Protagonista una donna che assomiglia molto a ognuna di noi.
Daniele lo sa da subito che Bianca, la bambina che abita vicino al campo di pallone, resterà per sempre nella sua vita. Lo sa dal primo incontro. Per inseguire il pallone sfuggito al gioco, la incontra che sta uscendo di casa. Da quel momento in poi Daniele respirerà Bianca di un amore bambino che non evolverà mai, di quell’amore che uccide la farfalla perché stretta tra le mani che l’hanno accolta nel suo volo leggero. Una scrittura decisamente femminile si evidenzia dopo le prime quaranta pagine. E questo è il pregio. Femminile nel senso di accurato, sensibile ai particolari, con una certa propensione all’introspezione. Il racconto ci porta a spasso per una Milano amata e poi sullo splendido lago d’Orta. Silenzi e musica, quelli di un pianoforte che prima suona incessantemente, poi tace rumorosamente, per poi suonare ancora e ancora, sostituto di qualsiasi comunicazione. La stanza del pianoforte non si propone il lieto fine. Gliene siamo grati. Osservare il vivente è ciò che ci viene proposto da questo romanzo, in modo onesto, senza pretese risolutorie. Ne risulta una lettura gradevole, scorrevole e che al termine lascia i pensieri a vagare sulle tante possibilità che la vita ci offre di prendere una strada piuttosto che un’altra e su quanto quella scelta abbia fatto la differenza, per dirla con Frost.
LA STANZA DEL PIANOFORTE
Editore: Mondadori
Anno: 2010
Pagine: 240
Prezzo: 18.50 €
Fonte: Donnamoderna.com