(Articolo a 4 mani – lucia & silbietta)
E, per finire in bellezza il nostro mese “da paura”, abbiamo pensato di omaggiare un tipo che con la paura e il mistero convive ogni giorno:
Creato da Tiziano Sclavi, Dylan Dog è il più celebre protagonista di una serie di fumetti horror italiana (anche se “horror” è una definizione limitativa…) e per antonomasia l’indagatore dell’incubo. Pubblicate a partire dal 1986 da Sergio Bonelli Editore (allora Daim Press), le avventure di Dylan hanno infatti alternato l’orrore tradizionale con numerosi “omaggi” ai mostri classici (Frankenstein, l’Uomo Lupo, Dracula e tanti altri), allo splatter moderno dei film di Dario Argento e George Romero, ma anche al giallo, al surreale e al fantastico in genere, sempre comunque con grande ironia, ed evolvendosi, nel corso degli anni, verso una sorta di “sophisticated horror comedy”.
L’evoluzione dei personaggi
Dylan Dog è il nome provvisorio che Sclavi dà a tutti i suoi personaggi prima di trovare quello definitivo: Dylan come il poeta Dylan Thomas e Dog in ricordo di un libro dal titolo “Dog figlio di…”. L’aspetto del nostro protagonista disegnato da Claudio Villa è evoluto rispetto ai primi disegni ispirandosi inizialmente ad Antonio Gades, e prendendo successivamente fattezze in tutto simili all’attore Rupert Everett.
Inizialmente nei progetti dell’autore Dylan sarebbe dovuto essere un investigatore solitario newyorkese, un pò alla Marlowe. Si decise però che lo humor inglese e una buona spalla fossero fondamentali: nacque così Groucho.
Dopo i primi tentativi di disegnare Marty Fieldman (si, il gobbo di Frankestein Jr “Gobba? Quale gobba??”) e non scambiarlo con i vari mostri delle storie, si decise di scritturare Groucho Marx (la cui pronuncia derivando dal verbo inglese to grouch, brontolare, dovrebbe essere “graucio”, ma siccome quasi tutto lo chiamano “grucio” lui ha deciso che va bene lo stesso…)
(grazie a www.cravenroad7.it)
L’incubo
Chi si rivolge a Dylan Dog non è il marito tradito che vuol far pedinare la moglie, o comunque il normale cliente di un investigatore privato, ma una persona che è stata colpita o anche solo sfiorata dall’ala nera del soprannaturale: una donna che ha visto un morto risorgere dalla tomba e diventare uno zombi, un uomo ossessionato dagli spettri, una ragazza il cui fidanzato è stato ucciso da un mostro tentacolare… Una persona a cui la polizia non crede, che tutti ritengono pazza, e che spesso rischierebbe davvero di scivolare nella follia se non trovasse qualcuno disposto ad ascoltarla e ad aiutarla. Questo qualcuno è Dylan Dog, l’unico “Indagatore dell’Incubo” del mondo. Le sue parcelle sono basse, e molto spesso non si fa neanche pagare: i soldi non gli interessano (e infatti ha quasi sempre il portafoglio vuoto e non riesce neppure a pagare l’affitto o le bollette del telefono o del gas). È la paura ad affascinarlo, la paura irrazionale e inspiegabile dell’ignoto. E lui stesso ha paura: non è certo un eroe invincibile, e anzi a volte non riesce proprio a risolvere il caso, a uccidere il mostro, a scacciare l’incubo. O più spesso ci riesce solo in parte, e quando tutto sembra finito, l’orrore ricompare…
(Fonte www.sergiobonellieditore.it)
Citazioni
“Giuda ballerino!”
Qualche curiosità su Dylan Dog
- Su una parete del suo studio v’è appeso il poster del Rocky Horror Picture Show (soprattutto negli episodi disegnati da Montanari & Grassani).
- La casa di Londra, al 7 di Craven Road (il nome si ispira a Wes Craven, uno dei più grandi registi dell’horror, autore tra l’altro di Scream) possiede un campanello che urla invece di suonare e un singolare quanto tetro arredamento, composto da modelli in grandezza naturale di mostri. Il campanello urlante è una citazione del film Invito a cena con delitto (Murder By Death, 1976, regia di R. Moore). Inoltre, a Londra esiste veramente una Craven Road, ed al numero 7 sorgeva un bar, il “Bruno’s Snack Bar” (citato anche nello speciale Dov’è finito Dylan Dog?, anche se cambia il nome da “Bruno’s” in “Bruto’s”), che ora si chiama EF’S Cafè&Sandwich Bar.
- L’automobile è un maggiolone cabriolet di colore bianco (che spesso presenta problemi meccanici ma che Dylan non vuole cambiare) targato DYD 666.
- In ogni numero dell’Indagatore dell’Incubo sono presenti decine di citazioni più o meno palesi, frutto di una accurata scelta di Sclavi, appassionato di citazioni. Le più ricorrenti sono quelle di film horror anni 70-80, sia italiani che americani, e del celebre romanziere del brivido Stephen King. Il gioco, di solito, sta nello scrivere una storia originale o comunque intrigante partendo da un luogo o una situazione celebre. Un esempio lampante è l’albo numero 3, Le notti della luna piena, in cui ambientazione e alcuni personaggi sono citati da Suspiria di Dario Argento, dando però luogo ad una trama differente. Dario Argento, appunto, è uno dei più quotati, spesso in maniera molto sottile: nel numero 26, Dopo mezzanotte, un punk passa a Dylan una lattina di Coca-Cola piena di cocaina da sniffare dalla cannuccia, proprio come facevano i punk di Demoni. Un film, invece, che è stato maggiormente omaggiato nella collana è Psyco di Alfred Hitchcock, al quale sono stati dedicati due episodi: il numero 20, Dal profondo, e, anni dopo, il numero 243, L’assassino è tra noi, dove in quest’ultimo è stata realizzata una “versione maschile” della celebre sequenza dell’omicidio sotto la doccia. Due esplicite citazioni compaiono nel numero 33 (Jekyll!): il romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde e la poesia Il Corvo di Edgar Allan Poe che sono fonti di ispirazione per creare una nuova avventura di Dylan, un viaggio nel labirinto della mente. Negli albi 64 e 65 sono presenti delle citazioni dal famoso telefilm Twin Peaks. Sono presenti citazioni a Fabrizio de André. In particolare nel numero 270 “il re delle mosche” c’è una palese citazione della canzone “Un Chimico” del cantautore genovese, mentre nel numero 250 “Ascensore per l’inferno” viene citata “Sogno numero 2”.
(Fonte: Wikipedia)
Certo che io me la canto e me la suono ma…Dylan non poteva mancare!