Cold Spring Harbor è un paesino della provincia americana, quella dei grandi spazi e del futuro che arriva quando è già passato. Il protagonista è Evan, un giovane e svogliato rappresentante della classe operaia, che ha dalla sua un aspetto fisico da adone. Attorno a lui gravitano però le figure più belle, complesse e complicate. Due genitori chiusi nei loro ricordi: quelli del padre riguardano una carriera militare mai decollata, quelli della madre sono offuscati dall’alcool e dalla depressione. Evan in men che non si dica si ritrova sposato, con un figlio e anche divorziato. Per un caso (ma il caso non è mai fortunato da Yates) conosce a New York, la sua futura seconda moglie, ingenua e delicata, e una suocera sopra le righe: con due figli e un marito che se l’è data a gambe pochi anni prima, esaurito dalle continue crisi di nervi della consorte. Anche questi personaggi originari della grande città faranno parte della popolazione del piccolo paese che dà il titolo al libro, in un trasferimento che risulterà (ve lo immaginavate?) la scelta sbagliata per la nuova giovane famiglia in formazione. In questo piccolo spazio territoriale si incrociano le speranze di vita migliore di queste maschere da teatro greco; ma ognuno dei protagonisti posa le fondamenta del suo futuro su un terreno argilloso, poco stabile, destinato a franare in men che non si dica. E ognuno, anche nelle sue buone intenzioni di rivoluzione, è costretto a fare un passo indietro: probabilmente perchè quello che ci aspetta non può andare tanto lontano da quello che siamo già.
Parlare degli scritti di Yates non è facile, perchè non è uno scrittore facile. Se volete un libro che vi rinconcili con le vostre paure, con i sensi di colpa, che vi possa indicare la via per una rivincita, un libro che abbia come messaggio la possibilità di una seconda occasione, non leggete Yates. Lo scrittore fa una panoramica della vita di tutti i giorni dell’America anni 50, ed è come vedere gonfiare un palloncino, sempre di più, credere che quel palloncino possa diventare una mongolfiera e invece stupirsi che esploda miseramente: questo libro è uno degli ultimi scritti dall’autore e le tematiche fondamentali sono approfondite e portate all’estremo. Non pensate a un libro pessimista e deprimente; Cold Spring Harbor è molto godibile, scritto con maestria e si legge in fretta: solo che lascia l’amaro in bocca, per quello che poteva essere, per le scelte mancate, per l’impossibilità di prendere in mano la propria vita. Vediamolo come uno specchio, in cui non vorremmo mai specchiarci.
Buona lettura e a rileggerci!
Cold Spring Harbor
Richard Yates
Minimum Fax, 2010, 243 pag., € 13,00
Verrà il momento anche per lui…
Ora però ho bisogno di specchi. Di specchi in cui guardarmi. Di specchi che mi facciano vedere bella! 😀
ho finito proprio ieri sera Olive Kitteridge (vi ho inviato una recensione), e questa tua bella recensione capita a fagiolo. vado a vedere sul sito del polo romagnolo e spero di poterlo cominciare stasera, anche se dubito che ce l’abbiano 🙁 .
poi se sono depressa, do la colpa a te che mi hai consigliato questo libro.
ce l’hanno ce l’hanno!!!
Evvai … comunque ci hai trascinate tu nel gorgo di Yates , sappillo 😉