Lunedì 30 e Martedì 31 maggio Louisa Young è arrivata in Italia per presentare il suo romanzo, L’inverno si era sbagliato, edito da Garzanti Libri.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto occasione di parlarvi di questo libro in più riprese.
Una storia che parla di donne, d’amore, di vita. E di guerra.
Ma non di una qualsiasi.
Viene raccontata la Prima Guerra Mondiale attraverso le storie personali dei protagonisti.
E’ un romanzo pieno di ricordi, rimorsi, lettere dal fronte, drammi e grande coraggio.
Siamo riusciti ad intervistare l’autrice.
Eccovi il resoconto della nostra chiacchierata:
L’Intervista
- Signora Young, il suo romanzo è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale. Come le è venuta l’idea di ambientarlo proprio in questo particolare periodo storico e come si è documentata prima di iniziare a scriverlo? Il romanzo parla di fatti accaduti durante la Prima Guerra Mondiale principalmente perchè, tempo fa, stavo facendo ricerche al fine di scrivere la biografia di mia nonna. Durante quel periodo storico lei aveva collaborato con alcuni chirurghi che si erano occupati della ricostruzione facciale dei soldati feriti al fronte. Continuando la mia ricerca, ho trovato alcune foto di questi soldati con le facce ricostruite. E mi sono sorpresa per le tecniche chirurgiche così avanzate per l’epoca. La visione di quei volti ricostruiti mi ha provocato un misto di fascino e disgusto. Ma è stata anche di ispirazione per la scrittura del romanzo. Provo una profonda ammirazione per il coraggio di quei chirurghi e di quelle infermiere e mi è sembrato doveroso approfondire il tema.
- Julia, Nadine, Rose. Tre modi diversi di essere donna, tre reazioni diametralmente opposte alla vita e agli orrori della guerra. A quale delle tre sente di essere più vicina o, comunque quale personaggio tra loro le è riuscito più semplice da delineare? Secondo me ognuna di loro ha avuto comportamenti ragionevoli per le circostanze vissuti. Credo di sentirmi vicina più o meno a tutte e tre. Forse la più simile a me caratterialmente è Rose. Ma se fossi stata più giovane probabilmente avrei avuto più punti in comune con Nadine. O se fossi stata una persona insicura, sarei sicuramente stata simile a Julia.
- Riley, durante la sua permanenza in ospedale ritrova la voglia di leggere grazie a “Il racconto delle due città” di Dickens. Qual’è il suo autore preferito e il libro di quest’autore che le sarebbe piaciuto scrivere? Mi sarebbe tanto piaciuto essere l’autrice de I fratelli Karamàzov di Dostoevskij. Anche se non avrei mai potuto vivere la vita che ha vissuto lui per poter scrivere un romanzo simile.
- Si dice che le parti del romanzo più difficili da scrivere siano, per uno scrittore, l’inizio e la fine. Lei in cosa ha trovato maggiore difficoltà? La cosa che ritengo più difficile è decidere quando finire il libro perchè, per quanto mi riguarda, potrei andare avanti a scrivere all’infinito. E, in base a quando si sceglie di terminare la storia si possono avere finali più o meno positivi. Ad esempio, se avessi deciso di prolungare la storia ai 5 anni successivi alla fine della guerra, probabilmente il finale sarebbe stato pieno di famiglie riunite, figli piccoli, speranza. Se, invece, mi fossi fermata prima della fine delle ostilità, alcuni personaggi sarebbero risultati dispersi, ci sarebbe stato un maggior senso di angoscia. Ecco. Per me è sempre difficile stabilire quando mettere il punto definitivo.
- Può indicarmi tre libri che, secondo lei, non dovrebbero mai mancare in una libreria personale? Partiamo dal presupposto che i tre libri, secondo me, variano in base alle preferenze letterarie del proprietario della libreria. Ma, volendo dare tre titoli che siano in qualche modo rappresentativi della letteratura direi senz’altro: La storia di Elsa Morante, Il sistema periodico di Primo Levi e tutte le opere del Boccaccio.
- Cosa consiglia ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di scrittore? Una sola, semplice ma fondamentale regola: LEGGERE.
- Ed infine l’ultima domanda: Cosa vuol dire per lei essere una scrittrice? La scrittura fa parte della mia vita da sempre. Sono sempre stata certa di questo. Devo ritenermi fortunata perchè ciò che amo di più fare, cioè scrivere, mi da anche da vivere. E, soprattutto, perchè sembra che i lettori apprezzino ciò che creo. E questo è bellissimo.
Un ringraziamento sentito a Louisa Young per la disponibilità…e, soprattutto, per aver reso la mia wishlist ancora più lunga.
Buone letture a tutti.
Ancora una volta la nostra “intervistatrice non più per caso” ha colpito! 😀
Grazie silbi e grazie a Louisa Young!