
A quei tempi, a Cambridge, non c’era penuria di belle donne: le si vedevano ai ricevimenti, a teatro o ai balli, camminavano a braccetto dei loro giovanotti nei giardini o andavano in barca sul Cam. Ma questa, non appena la vidi, sembrava appartenere a un altro secolo. Era esile e traslucida, come porcellana finissima, pallida, tragica e delcata. Gli zigomi erano alti, le labbra piene, i lineamenti minuti e infantili. I capelli, immaginai, una volta asciutti sarebbero stati rossi. Eppure la sua bellezza non era in realtà nessuna di queste cose. Era radiosa, ardente, arrogante, come se avesse considerato la bruttezza solo per diventare ancora più bella. Era una di quelle donne, lo seppi subito, che sono al loro meglio vestite di stracci: forse il re Cophetua aveva pensato allo stesso modo quando aveva posato lo sguardo sulla mendicante la prima volta.
E quella donna, Rosemary, speciale lo è davvero.
E anche pericolosa.
Fin troppo.
La recensione di Il seme del male, Joanne Harris
Il seme del male (The Evil Seed) è il primo romanzo scritto da Joanne Harris nel 1989 (anche se, come spesso accade, è stato tradotto e pubblicato in Italia soltanto in seguito al successo di Chocolat e degli altri romanzi dell’autrice).
La storia è sviluppata su due periodi temporali diversi (indicati dall’alternanza dei capitoli intitolati Uno e Due), ma ambientati negli stessi luoghi, con i medesimi protagonisti e con una complementarietà dei ruoli ricoperti dai personaggi delle diverse epoche.
Che, detta così, magari non è proprio chiarissima.
Mi spiego meglio:
Nel romanzo, in entrambe le epoche, ricorre una figura, Rosemary nel passato (e Ginny nel presente), ovvero il rosmarino per ricordare e non dimenticare.
E’ la donna descritta nella citazione.
E’ bella, bellissima, irresistibile.
Ma quello che più rappresenta Rosemary è il male assoluto.
Perchè, sotto quell’apparenza da divinità innocente, vestita di bianco, con i lunghi capelli rossi, che appare sotto il biancospino (come appena uscita da un quadro preraffaellita), si nasconde un’entità potente, pericolosa, che gioca con i destini degli uomini che incontra.
E chi la incontra è attratto in modo irrefrenabile da lei. E la desidera.
E vuole ricordarla per sempre.
Non vuole (o non può) dimenticarla.
Per sempre.
Ma “cos’è”in realtà Rosemary?
E’ un vampiro (anche se in tutto il romanzo non vi è traccia di questa parola). E chi la incontra è perduto.
Come Daniel e Robert nel passato. O Joe ed Alice nel presente.
Destini che si intrecciano, storie che ritornano.
Un romanzo un pochino atipico per la Harris, questo.
Anche se molte inquietudini presenti nel romanzo, o il narrare del destino dei protagonisti sono tratti familiari a chi ama leggere le sue storie.
E’ un romanzo forse leggermente acerbo, magari curato di meno rispetto agli scritti successivi.
Ma, per essere un’opera prima è davvero notevole.
Segno che, dopotutto, se il buongiorno si vede dal mattino, quello che è venuto dopo si poteva tranquillamente immaginare!
Il seme del male
Autore: Joanne Harris
Garzanti Libri, 2009, 326 pag.
ISBN 9788811694212