
Domenica pomeriggio. Il nastro d’asfalto liscio e sinuoso che sale verso le alture fitte di boschi non è deserto come vorrei. Alcune automobili mi superano, altre stanno facendo ritorno a valle, verso Schimek; così il traffico turistico trasforma questo momento in qualcosa di banale e non mi permette di mantenere il raccoglimento che cercavo. So bene che anch’io, con la mia macchina, faccio parte di questa processione motorizzata, eppure sono sicuro che, vista la mia passata intimità con questi luoghi, se sulla strada fossi solo, il fatto di viaggiare in automobile non scalfirebbe l’immagine onirica che dalla fine della guerra riposa intatta nell’ombra della mia coscienza.
Note sul libro
Questo libro bellissimo e tragico accompagna Pahor nella visita che compie nel Lager in cui era stato prigioniero, quello di Natzweiler-Struhof, Lager Istituito nel settembre 1940 nella Francia occupata presso la foresta dell’Alsazia, nelle vicinanze di una cava di pietre. Era un Lager di terza categoria per lo sterminio totale dei prigionieri che dovevano trasformare vecchie miniere di gesso in fabbriche sotterranee. Esisteva anche una camera a gas e i corpi dei prigionieri gassati erano conservati in celle frigorifere a disposizione dell’Università tedesca installata a Strasburgo. Pahor non accetta la dimensione turistica della visita a questo luogo dell’orrore anche se è il raccoglimento a caratterizzare i visitatori che possono entrare divisi in piccoli gruppi. Ogni passo in quel campo è un assalto di ricordi. L’irrequietezza che prese quando, la sconfitta tedesca ormai prossima, si leggeva sul viso del vicino, la convinzione arresa dell’inevitabile eliminazione di tutti i prigionieri sopravvissuti. Il forno, mostro diventato familiare, e i medici, quelli che salvano con stratagemmi e quelli (tedeschi) che usano i corpi dei detenuti per i loro spietati esperimenti. I prigionieri vengono portati altrove, ormai i vincitori sono nei pressi, e i tanti morti sono seppelliti o accumulati su camion, poveri corpi inconsistenti. Il trasporto è faticoso, pieno di paure e di incognite. Pahor fa parte degli addetti all’infermeria e questo lo salva, ma forse proprio di questo privilegio non riuscirà mai a perdonarsi.
Un libro che, nel costante intrecciarsi di vita e di morte, nelle visioni terribili che le parole producono negli occhi del lettore, nella durezza dei ricordi impietosi e dell’angoscia che suscitano, ha una potenza difficilmente riscontrabile in altre opere di sopravvissuti.
Necropoli
Pahor Boris
Fazi editore, p. 280, €. 16,00
Fonte : wuz.it