William ha poco più di vent’anni e le frustrazioni di tanti giovani: odia il suo lavoro (commesso in un negozio di dischi), la città in cui vive (Londra), e la ragazza con cui sta è molto restia a concedersi. Candido e complicato come il giovane Holden, gran tiratardi nel capire le cose del mondo, ha solo un paio di amici e divide la casa con una tipa che non incontra mai e che comunica con lui attraverso bigliettini. Il suo unico conforto è fare musica. In realtà il suo vero talento sembra essere un altro: perdere gli autobus, dire la cosa sbagliata al momento sbagliato e, soprattutto, trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una sera, infatti, assiste involontariamente a un delitto. La caccia agli assassini lo porterà a una sorprendente scoperta! (IBS)
Il protagonista di questo romanzo ambientato nella Londra dei primi anni 80 entra subito nelle simpatie del lettore, un pò per l’aria persa un pò per la passione musicale; c’è anche il sottofondo malinconico della gioventù che vuole diventare indipendente (William ha lasciato la cittadina di Sheffield per andare nella capitale) e che, pur dandosi da fare, non riesce mai a dare una svolta decisa alla sua vita. Anche con i personaggi femminili il rapporto è conflittuale: la sua ragazza è un pianeta da scoprire, un’altra amica che fa la cameriera in un pub si scoprirà maschera molto misteriosa.
Il gruppo musicale di cui fa parte è sempre alle prese con evoluzioni sostanziali che dovrebbero portare al successo e alla pubblicazione, ma in fondo si ritrovano a suonare (raramente) dentro locali poco frequentati. Proprio la passione musicale porterà William a conoscere alcuni colleghi decisamente sopra le righe, e a trovarsi in mezzo ad una situazione allarmante e pericolosa: il romanzo di (pseudo)formazione si trasforma in un giallo, con una ottima struttura e atmosfera molto tesa. Non vi anticipo il finale, ma vi assicuro che correrete per arrivare alle ultime pagine, troppa la curiosità di sapere se Bill riuscirà ad uscirne con le sue gambe.
Il filo conduttore di questo terzo romanzo di Coe è decisamente la musica. Già dalla prefazione l’autore ci rende partecipi del suo amore per le sette note, la presenza di un gruppo musicale giovanile e la descrizione degli accordi delle canzoni, per finire con la chicca più deliziosa: ogni capitolo si apre con la citazioni da una delle canzoni degli Smiths: così ci serve di più per amare questo libro?
Questa notte mi ha aperto gli occhi, Jonathan Coe 2010, 208 pag, brossura Ed.Feltrinelli -Universale Economica € 7,50
Bello bello bello!
Ce l’ho in wishlist da un po’…spe che finisco di leggere gli altri e poi agguanto anche questo 🙂