Quando ho aperto il pacco contenente questo libro ero un po’ intimidita , autrice filosofa, copertina seriosa , mi son detta : “chissà se riuscirò a leggere e capire?” , invece è stata una piacevole sorpresa , linguaggio semplice e comprensibile , spiegazioni chiare ma soprattutto un messaggio e un idea che vanno in controtendenza rispetto ai canoni della società odierna : dovremmo imparare ad accettare le nostre “ferite” , debolezze o errori , ma non semplicemente archiviandoli come cose spiacevoli , ma sentendoli come una parte necessaria e viva di noi , detto questo non mi sento di fare una vera e propria recensione , non ne sono in grado, ma vi lascio tre spunti di riflessione , uno per ognuno dei tre capitoli che compongono il saggio.
Fare i conti con le nostre ferite
Ed è solo quando ho iniziato ad accettarmi per quella che sono, con le mie debolezze e le mie imperfezioni, che ho potuto cominciare finalmente a vivere. Ad essere oggi fra la gente. Posso d’altronde assicurarvi che è proprio “grazie” alle mie ferite – che sono sempre là e non “guariranno” mai, e con cui dovrò sempre “fare i conti” – che posso darvi alcune piste di riflessione filosofica riguardo appunto alla questione delle nostre ferite .
L’accettazione dell’altro
…anche se poi , per poter veramente accettare l’altro, l’alterità che è all’esterno di sé, si deve cominciare con l’essere prima di tutto capaci di accettare l’lterità che è all’interno di noi …
Ma c’è poi anche un ultimo tipo di paura su cui vorrei soffermarmi qualche istante: è la paura di ciò che emerge pian piano all’interno di sé, quando si cresce, e ci sii svela “altro” rispetto a ciò a cui noi siamo abituati.
Che cos’è la fiducia
Il problema della fiducia non risiede nell’aumento della certezza che non ci si sbaglierà mai o che gli altri saranno sempre all’altezza delle aspettative, ma nell’accettazione dell’incertezza, dei rischi, dei cedimenti. In un’organizzazione, la fiducia può prendere piede se il clima generale permette a ciascuno di essere aperto alle idee dell’altro senza, per ciò stesso, essere obbligato sistematicamente alle proprie convinzioni.Ciò richiede in pari tempo umiltà e coraggio.
Quest’ultima frase in particolare la dedico alle mie colleghe con le quali son cresciuta tanto negli ultimi due anni .
Collega, ti adoro! 🙂
Si apre un nuovo orizzonte, su Zebuk… e questo mi piace moltissimo!
piace anche a me 🙂
Eli mi hai convinto, sei stata bravissima…
🙂