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Lo scafandro e la farfalla, Jean-Dominique Bauby

“Fino ad allora non avevo mai sentito parlare del tronco cerebrale. Quel giorno invece ho scoperto tutta in una volta questa parte maestra del nostro computer di bordo, passaggio obbligato tra il cervello e le terminazioni nervose, nel momento in cui un incidente vascolare ha messo fuori uso il suddetto tronco. Un tempo si chiamava “congestione cerebrale” e molto più semplicemente se ne moriva. Il progresso delle tecniche di rianimazione ha reso più sofisticata la punizione. Se ne scampa ma accompagnati da quella che la medicina anglosassone ha giustamente battezzato locked-in syndrome: paralizzato dalla testa ai piedi, il paziente è bloccato all’interno di se stesso, con la mente intatta e i battiti della palpebra sinistra come unico mezzo di comunicazione.”

La recensione di Lo scafandro e la farfalla, Jean-Dominique Bauby

Bauby, caporedattore della rivista “Elle”, accusa un improvviso malore mentre è in auto con uno dei suoi figli. Entra in coma e si sveglia dopo 20 giorni e scopre che il suo cervello non ha collegamenti con il sistema nervoso: lock-in syndrome: è paralizzato.

Il libro viene scritto tramite il battito della palpebra sinistra. 200.000 battiti di ciglia sono serviti per scrivere l’intero libro. Lo scafandro e la farfalla è la cronaca delle giornate di una persona affetta da sindrome di locked-in (un ictus che immobilizza il corpo lasciando lucida e perfettamente consapevole la mente).

All’inizio il giornalista vorrebbe morire per la vergogna della sua situazione, non si riconosce e non si accetta, ma grazie all’amore dei familiari e degli amici, supera i primi momenti di crisi e prova a rivelare al mondo quello che prova. Non può parlare, ma può utilizzare solo tre cose: l’occhio sinistro, la mente e l’immaginazione.

Sogna di viaggiare, di mangiare in un bellissimo ristorante, di fare l’amore con la donna che ama.

Il battito del suo occhio assomiglia al battito d’ali di una farfalla, perché gli dà la possibilità di tirare fuori quello che ha dentro.
La farfalla all’interno dello scafandro, il suo corpo immobile esce fuori ad abbracciare la natura e le persone care.

lo scafandro del corpo non impedì alla farfalla dell’anima di uscire e comunicare

I tre figli gli sono molto vicini e lo vanno spesso a trovare e lui è dispiaciuto di non poterli abbracciare ma felice di poter stare con loro.
Muore dopo due anni di malattia e dopo dieci giorni dall’uscita del suo libro.

Un libro significativo che fa pensare all’importanza dell’amore e della vita. L’amore che può provare anche una persona imprigionata in un corpo che non riesce sempre a comunicare con il mondo esterno. Un uomo che ama scrivere e che non può fare più le cose che faceva un tempo, ma che continua lo stesso a vivere con tutte le sue forze.

Lo scafandro e la farfalla
Jean-Dominique Bauby
Edizioni Ponte alle Grazie, 1997, p. 127, € 11,00

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