Non è il correreche mi preoccupaNon è il vivere non sapendoqual è il vacillante sentieroche mi sostieneNon è il giornoincertoche diventa subitosera… E’ il non conoscere me stessaL’avanzare lento del mio spiritoin continuo movimentoLa parola che insegue mee a cuida sempreio sfuggo.(10 Aprile 2002)
Ecco che una persona si presenta a me.
A me che leggo.
Ecco che mi dice chi è e cosa sente, in fondo al cuore.
Questo è quello che fa Gabriella in questa raccolta di poesie. La prima per lei. Che non scrive per lavoro, certo, ma lo fa con tutto il cuore, forse ancor di più: con l’anima. E si spoglia di tutto per farlo.
Parlare di poesia non è facile, e io non mi sento nemmeno così adatta a farlo, dato che non ho alcuna esperienza nel settore se non il mio ‘sentire’ (ne avevo già parlato qui).
Parlare di poesia non è facile, come non è facile giudicarla. Solo, credo, si deve stare in ascolto e ‘sentirla’, col cuore.
Bello, nella poesia, è farsi trasportare dal suono delle parole, cogliere l’istante fotografato, capire il proprio significato, ‘sentire’ la propria personale emozione.
E la poesia di Gabriella, a parer mio, si ‘sente’. Si sente nel cuore e nelle vene, si sente nella musica degli intervalli, si sente nelle immagini che fa apparire di fronte a noi:
“[…]Sale questa luce che tremanei miei occhi per guardare i tuoiNelle vie che diventano salitee poi rotolano ai piedicome sassi.[…](17 Gennaio 2006)”
Il mio parere è che per poter giudicare, sul serio, si debba sempre provare. E penso che quello di Gabriella sia uno di quei casi…
Datemi un posto in cui spogliarmi e sentirmi nuda
… Il tuo sentire vale più di qualunque esperienza… Grazie, di cuore!
🙂