Per approfondire l’articolo del mese scorso “Emozioni d’autunno…comprendere i colori dell’anima”, vi pongo una domanda:
Cosa provate in questo momento, qual è l’emozione che caratterizza il vostro stato d’animo?
Se rimanete in silenzio e provate ad ascoltarvi attentamente, forse sarete in grado di rispondere sinceramente a questo interrogativo, banale nella forma, ma intenso nel contenuto.
Rispondere a questa domanda, ci può essere utile per riflettere sulla differenza tra la mente e il cuore e quanto una buona sinergia tra i due sia indispensabile per il benessere del corpo e quindi della persona nella sua interezza.
La mente, è come uno scrigno che racchiude al suo interno molteplici desideri. Il cuore, al contrario non conosce desideri.
La mente, oscilla costantemente tra i ricordi del passato e i pensieri per il futuro. Non si ferma nel presente. Il cuore, inteso come la parte emotiva, vive nel presente, non si fa condizionare dalle esperienze del passato e non è proiettato nel futuro.
La mente genera i pensieri che possono determinare i problemi, le emozioni che nascono dal cuore possono indicarne la soluzione.
Proviamo ora a soffermarci per un attimo su come si esprimono i bambini.
I bambini, soprattutto i più piccoli, comunicano attraverso le emozioni: la sofferenza, la gioia, la rabbia, l’euforia, l’entusiasmo, il disappunto…
Emozioni allo stato puro, i bimbi non le sanno controllare e spesso noi adulti ne veniamo travolti. Con il passare degli anni, l’educazione, la cultura e il giudizio degli altri, le emozioni verranno “intrappolate” in un contesto di razionalità. L’intuizione verrà soffocata in virtù della logica e del raziocinio e il pensare diventerà molto più importante del “sentire”.
Imparare a riscoprire la propria sensibilità è importante, perché quando minimizziamo il nostro vissuto interiore è come se disprezzassimo il nostro “Io emozionale”. Ci irrigidiamo e in questo modo si rischia di conformarci al resto delle persone o ancor peggio a confonderci con lo sfondo.
Quante volte non ci lasciamo andare liberando la scarica emotiva che tratteniamo dentro, per paura del giudizio degli altri? Quante volte ci “costringiamo” ad un uso improprio della ragione perché esprimere quello che proviamo potrebbe risultare sconveniente?
Purtroppo, questo accade troppo spesso.
La nostra cultura ci impone un controllo sul nostro comportamento che tendiamo a rispettare senza nemmeno porci l’interrogativo sul fatto se sia giusto o sbagliato. Eseguiamo, perché così fan tutti, perché non vogliamo essere etichettati come diversi, perché essere uguali agli altri ci fa sentire accettati e parte della comunità.
Liberi, ma incatenati da un filo sottile gli uni agli altri.
La maturità e la padronanza di se stessi non è data dalla capacità di conformarci al resto del gruppo, si caratterizza per la capacità di rinunciare al controllo in momenti e in posti adeguati e al contempo, alla capacità di mantenere o ristabilire quel controllo quando è opportuno e necessario. Se si impara a lasciarsi andare ai propri sentimenti attraverso la voce e il movimento, si perde la paura di abbandonarsi a se stessi. Ma quello che dà valore e coscienza nel lasciarsi andare alle emozioni, è sapere il motivo per il quale in un determinato momento ci viene da esternare un emozione forte.
Dare voce alle emozioni perché possano essere comprensibili nel loro pieno significato sia a chi le manifesta, sia a chi le riceve o a chi si trova come involontario spettatore.
Come già ribadito nel precedente articolo, i nostri pensieri contribuiscono al benessere o malessere del nostro corpo.
Noi nella nostra integrità, siamo il risultato delle nostre convinzioni, frutto della nostra storia passata e di un archetipo collettivo che si tramanda da generazioni.
Alla luce di questo, il nostro pensiero di oggi sarà determinante per il nostro domani. Se facciamo in modo che il pensiero non si irrigidisca in schemi precostituiti, sarà molto più facile aprire la strada alla voce del cuore.
E’nostro compito fare in modo che la razionalità e l’emozione convivano serenamente lasciando ad entrambi la possibilità di esprimersi senza un’insensata prevaricazione dell’uno sull’altro.
“Piangere e lamentarsi è un modo naturale, una valvola di sfogo per fare sì che le emozioni accumulate, la tristezza, siamo espulse dal sistema: è una profonda pulizia. Ogni uomo e ogni donna dovrebbero imparare a piangere perfettamente.
E a goderselo! È una cosa così rinfrescante, ti alleggerisce!
E dopo aver pianto, non solo i tuoi occhi diventano freschi, ma tutto il tuo essere diventa puro, semplice, innocente.
Ritorni alla verginità che una volta ti apparteneva e che hai perso… ritorni immacolato.
Dopo un bel pianto ti senti come dopo aver fatto un bel bagno, è come se l’anima avesse fatto una doccia”.
OSHO
Libri consigliati:
- Il ricercatore di emozioni.– Marco Cesati Cassini, Edizioni La Lepre 2012
- Molecole di emozioni. Il perché delle emozioni che proviamo – B. Candace Pert, TEA Edizioni
- Il gioco delle emozioni. – Osho, Ed. Mondadori
Canzone:
Vorrei di Francesco Guccini