
“Per quanto andasse a messa tutte le domeniche e recitasse le orazioni ogni sera, non so se la nonna credesse in Dio, ma so per certo che credeva nel Diavolo, il quale entrava di prepotenza in tutte le sue sfuriate, anche con i nomi di Berlicche, Satana, Satanasso, Maligno e brut Demoni.”
Un racconto autobiografico, ambientato nel 1943 a Milano, quando le bombe degli Alleati costringono molte famiglie a sfollare in campagna.
Ed è qui che Sveva cresce, affidata alla cure dei nonni, in un periodo dove la fame la fa da padrone e dove le donne con pochi ingredienti cucinano con fantasia molti piatti. Molti alimenti come la farina e lo zucchero erano introvabili. Chi aveva un giardino lo trasformava in “orto di guerra”.
Il cibo non era buono, i gatti erano scomparsi perchè venivano uccisi e mangiati. Ma per lei era tutto normale.
I ricordi si intrecciano con le ricette dell’infanzia, con una nonna che la crede posseduta dal Diavolo e una mamma che non riesce a farle capire il bene che le vuole.
Alla fine del libro un ricettario, con i piatti della cucina lombarda rivisitati dalle abitudini della sua famiglia.
Buona lettura e buona cucina aggiungerei.
Il diavolo e la rossumata
Sveva Casati Modignani
Mondadori, 2012, p. 167, € 14,90
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Da quanto sto dietro a questo libro! 🙂