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Due chiacchiere con … Rossana Vesnaver

 

Ho recensito qualche tempo fa “Viaggi a perdere” il primo romanzo di Rossana Vesnaver , senza nemmeno il bisogno di chiederle ufficialmente un’intervista ci siam messe a chiacchierare via mail e ne è nato questo scambio molto piacevole :

 

R: Ciao Elisa ho visto la recensione e ti ringrazio. ha degli ottimi spunti per raddrizzare il tiro relativamente al prossimo testo, che sto scrivendo. Sappi che hai scatenato un dibattito sulla parola carino. E’ curioso che per alcuni significhi “passabile”. : )

Innnanzitutto mi fa piacere che tu voglia discuterne con me , mi piacciono gli autori che ragionano sulle critiche , siano esse positive o negative , il mio carino significa “non è i promessi sposi ma è una lettura godibile” nel senso che non è uno di quei tomoni che ti fanno riflettere sui massimi sistemi (che a volte ci vogliono ma ci vuole del coraggio ad affrontarli) ma nel suo piccolo pur affrontando un argomento leggero fa riflettere .

R: E grazie a Dio non è i promessi sposi! : ) Con tutto il rispetto per il buon Manzoni, ma penso che si possa ragionare sui massimi sistemi anche con metodi un po’ più terra terra. Diciamo che sono in generale per la semplicità…E amo il confronto in senso di crescita.

 

E: Raccontaci un po’ di te ?

R: Penso di essere sostanzialmente un’inseguitrice di sogni. Ne avevo uno, da piccola: diventare giornalista. L’ho rincorso finché non ce l’ho fatta a realizzarlo. Giorno per giorno, gradino per gradino, con fatica e dedizione, sono riuscita a sfiorare il tetto del mondo, onorando un mestiere che per me è una missione di vita. Ricevere e trasmettere notizie, portare messaggi come un mitologico Mercurio… Grazie ai continui contatti, ai viaggi mi sono resa conto che posso “parlare” e “ascoltare” le persone in modo diverso, attraverso le mie parole, attraverso i miei racconti. Ed ecco, il nuovo sogno che inseguo… Diventare scrittrice. Ma è una parola grossa, troppo grossa anche per me che da una vita mi occupo di mettere parole in fila. E allora chi sono? Forse una “scribacchina”, come mi definisco scherzosamente. E soprattutto una donna di poco più di quarant’anni che ha imparato a prendere la vita con ironia e che ha trovato pace nel non stare mai ferma.

 

E: Il tuo primo romanzo “Viaggi a perdere” è autobiografico?
Trae in inganno la narrazione in prima persona. Non è autobiografico, ma qualcosa di me c’è, tra cui il tema della rinascita dopo un dolore che ti sventra. Anche un paio di vicende descritte, ma non dirò mai quali. O forse sì. Alle presentazioni qualche indiscrezione ogni tanto mi scappa… E’ una storia che in parte mi appartiene, come può appartenere a migliaia di altre donne (e di uomini). Non a caso, la protagonista non ha un nome. Potrebbe chiamarsi in qualsiasi modo proprio per questo. Ed è bello, quando qualche lettrice ti contatta e ti dice “ma sai che hai scritto di me?”.

 

E: La mancanza di trama (che non so se sia un difetto o un pregio) è una caratteristica voluta ?

Confesso. Per rispondere a questa domanda sono andata a vedermi il significato di “trama”. Perché secondo me, se non c’è trama, non c’è storia. E se non c’è storia non c’è romanzo. Non sono d’accordo sul fatto che non ci sia, una trama. Perché un intreccio di vicende c’è. Magari sottilmente delineato, ma c’è. Ed è una scelta consapevole. La protagonista si trova catapultata in situazioni al limite dell’assurdo, si incastra per pochissimo nella vita degli altri. Viceversa, gli uomini che incontra si incastrano nella sua. Personaggi spesso e volutamente privi di spessore umano e narrativo. Perché sono incontri fugaci, in cui non si ha obiettivamente il tempo di conoscere l’altro. Un po’ come capita troppo spesso nella vita reale. Storie “mordi e fuggi”, che talvolta nascono davanti ad un computer, che iniziano e finiscono via sms, Non si ha più l’occasione e il tempo di guardarsi negli occhi… figuriamoci di avventurarsi in una storia dove ci si possa conoscere a fondo. Ma poi, che significa conoscere a fndo? Si arriva mai a “fondo” dell’altro e soprattutto di se stessi?

 

E: Il “Grigio” qualche assonanza con Mister Grey?
Assolutamente no. Anche perché penso che i due testi siano stati scritti più o meno nello stesso periodo. Curioso però che due donne che non si conoscono, che vivono a migliaia di chilometri di distanza e con una storia e una cultura completamente differenti usino lo stesso colore per delineare i tratti di un uomo. Per me è soprattutto uno stato d’animo. Il grigio, come dice la protagonista, “mi perdoni chi ne è appassionato, ma per rappresenta l’orrido per eccellenza”. E’ l’indefinito. L’attesa senza svolta. Un vicolo cieco. Sabbie mobili che ti inghiottono. La morte interiore.

 

E: Che consigli daresti ai lettori di zebuk?
R: Penso di essere la persona meno adatta a dare consigli di qualsivoglia tipologia. Che consigli può dare una sedicenne intrappolata nel corpo di una quarantenne che si esalta ascoltando la musica commerciale degli anni ottanta? (e qui, ci vorrebbe uno smile da chat!). Eccolo 😀 (ndr) Sono una donna che fatica a crescere e che si stupisce ogni giorno di quello che la vita le regala. Mi incanto davanti ad un quadro, mi commuovo fino alle lacrime se sento certe melodie. Che consigli posso dare… Di gioire dei colori, di assaporare fino in fondo un boccone di cibo. La dolcezza di un bacio. Di vivere con consapevolezza e senza false ipocrisie.

 

E: La classica domanda da Zebuk , libri del cuore e libri sul comodino
Ed ecco la domanda più difficile per me. Il mio comodino è sempre una pila di libri alta un metro che leggo e rileggo a “spizzichi e bocconi” e a seconda dell’umore. Ultimamente “Quattro etti d’amore, grazie” di Chiara Gamberale e “Equlibri sospesi” di Marilena Votta, esordiente come me. Penso faccia un po’ sorridere che nella suddetta pila ci siano anche testi che trattano di fatti di cronaca (deformazione professionale…) oltre che a Shakespeare, Bukowsky, Palahniuk e Paulo Coelho. Risulterò forse impopolare ma di Coelho ho amato “L’Alchimista” che un po’ mi ha insegnato a “guardare e vedere”, come direbbe la protagonista del mio libro. Di Bukowsky, “Factotum”. Diretto, crudo, irriverente. I miei libri di svolta, da quello che ricordo “Candido” di Voltaire , “Demian” di Herman Hesse , il mio libro del cuore “1984” di George Orwell (tosta la ragazza). Ma parliamo di tanto tempo fa, quando ero una ragazzina sul serio.

 

Grazie a Rossana per la sua disponibilità e simpatia e speriamo di rileggerti presto .

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