
Massimo si è portato dietro un libro ma io non ho niente da leggere. Solo un vecchio numero di «Annabella» che ho trovato qui. Niente radiolina. Non l’ho presa. Lui adesso è di là immerso nella vasca da bagno con quel suo libro. È un libro intitolato La psicologia dell’inconscio. Credo di Freud. Ha l’abitudine di leggere mentre fa il bagno. Sta delle ore a bagno dentro l’acqua, poi esce più sporco e più arruffato di prima. Ecco, adesso mi hanno portato l’uovo. No, non riattaccare, aspetta. Mangio e intanto parlo. Avevo chiesti dei grissini, mi hanno portato una pagnotta che è un sasso. Cosa? Se l’uovo è fresco? sì, sembra fresco. Mamma, sono in mezzo a un disastro e ti preoccupi se l’uovo è fresco.
Non avevo letto mai nulla di Natalia Ginzburg, lo ammetto. E poi mi trovo a leggere questa raccolta, trovata per caso nella libreria di famiglia e mi diverto tantissimo.
E penso tantissimo.
La cosa che più mi ha colpito di questa serie di sei commedie, pensate dalla scrittrice tra il 1968 e il 1988, è la sua nota iniziale. In cui parla di come sia nata quasi per caso questa sua avventura nel teatro, di come non avesse mai pensato di scrivere commedie prima – tanto le dava un senso di malessere solo il pensarlo – e di come alla fine in un bilancio da scrittrice, la commedia abbia invece avuto un ruolo importante nella sua vita:
Pensavo ora alle commedie come pensavo ai romanzi, ai racconti. Il punto di partenza era uguale. Diverso era il dopo. Scrivi un romanzo e quando l’hai finito lo offri a un editore. Se l’editore lo pubblica tutto scorre abbastanza liscio. Non detesti nessuno. (…)
I libri possono sgattaiolare via quieti e chiotti. Le commedie generano in chi le ha scritte forti ramificazioni di amore e di odio, e procedono in mezzo al rumore.
Tra le parole che si scambiano i protagonisti delle commedie di Natalia c’è un sottile filo di tristezza, una vena di solitudine, di angoscia, tanta vita quotidiana. Personaggi che non sono a proprio agio, mariti e mogli che si odiano e continuano a stare insieme, donne disordinate e “randage”, come le descrive la stessa Natalia, uomini chiacchieroni e incapaci di portare avanti la vita.
Immagini di vita quotidiana, sì. Ridicole, comiche spesso. Ma affatto allegre.
Il nostro quotidiano pensare, i fatti e gli accadimenti di tutti noi. Tradotti in dialoghi che – quando ci si trova dalla parte del lettore – fanno pensare, e molto, alle nostre vite:
In tutto quello che abbiamo scritto, siano romanzi o commedie o altro, è nascosto e custodito il tempo che abbiamo passato mentre stavamo scrivendo. Nelle commedie quel tempo è custodito più diffusamente e più intensamente. Le commedie hanno un prima e un dopo. Hanno lunghi strascichi e intorno vi ruota una folla di luoghi e di gente. Di alcune commedie magari non ce ne importa più molto, ma quello che vi è nascosto e custodito e vi ruota intorno ci è caro per sempre. Case o stanze in cui abbiamo abitato quando le abbiamo scritte e pensate. A volte sono case o stanze in cui non ci è consentito o non vogliamo rientrare. Paesi dove non ritorneremo. Teatri. Grossi fili neri sparsi per terra. Amici che abbiamo smesso di frequentare. Voci che abbiamo devotamente ascoltato e il cui suono è perso. Visi amati. Il ricordo dei morti
Provatene a leggere almeno una, vi troverete a ridere e a pensare, tanto.
Teatro
Natalia Ginzburg
Einaudi (collana Supercoralli), 1990, pag. 211, € 16,53
ISBN: 978-8806118624
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