
Lillian era una donna innamorata di una cucina. Non era l’amore di un architetto, il profondo compiacimento per una configurazione di piani di lavoro e pensili creata per fare sembrare facile il cucinare. Né era l’amore di un’adulta per la cucina della sua infanzia, la nostalgia che impregnava ogni superficie. L’amore di Lillian per la sua cucina era la gioiosa gratitudine di un’artista per uno spazio in cui l’immaginazione si muove senza ostacoli, la lieve e quieta felicità di trovare una casa, anche se le altre persone al suo interno sono di passaggio – forse, addirittura, in parte proprio per questo. Aveva costruito la cucina del suo ristorante partendo proprio da aromi, sapori e consistenze, la tela intonsa di un tondo piatto bianco, le bucce resistenti delle pere e la generosità di formaggi teneri, le spezie multicolori racchiuse in vasetti di vetro allineati sulle mensole come una galleria di ritratti di famiglia. Quello era il suo posto.
Il ristorante di Lillian è un luogo magico e la stessa Lillian usa i vari ingredienti non solo per creare piatti squisiti ma anche per parlare all’animo dei suoi clienti ed aiutarli nei momenti difficili.
Perché in fondo armonizzare la propria vita è un po’ come cucinare, bisogna scegliere gli ingredienti giusti, osare con le spezie e provare e riprovare finchè non si raggiunge il risultato che si cercava.
Intorno al ristorante ruotano le esistenze di molte persone.
Chloe che dopo una delusione d’amore si è gettata anima e corpo nel lavoro, Isabelle, l’anziana coinquilina di Chloe, a cui la memoria comincia a giocare brutti scherzi, Abby, figlia di Isabelle, medico affidabile e poco incline ad accettare la vita della madre e la stessa Lillian che deve fare i conti con una nuova realtà inaspettata.
Dopo La cucina degli ingredienti segreti, Erica Bauermeister ci riporta al ristorante di Lillian per continuare a seguire le vicende dei personaggi conosciuti nel libro precedente.
La sua scrittura è sempre bellissima, densa di parole e paragoni arditi.
L’autrice usa le parole per creare storie semplici che emozionano. Personalmente amo molto il modo di scrivere di questa autrice, il modo in cui inventa la scrittura, dà forma alle cose descrivendole in modo personalissimo e mai banale.
Il suo riuscire a rendere unica ogni parola conosciuta, la capacità di stupire per l’accostamento di un certo aggettivo ad una parola, accostamento mai creduto possibile prima.
L’arte di cucinare desideri è una lettura garbata e piacevole che scorre veloce; consiglio di leggere prima La cucina degli ingredienti segreti per avere il quadro delle singole vicende.
Non che la storia non si capisca o non si possa gustare fino in fondo leggendo solo questo ma sicuramente i personaggi acquistano un altro spessore se si uniscono i due libri.
Un’unica pecca o forse dovrei dire un’unica peculiarità trovo in questa autrice: è come un motore diesel.
Gli inizi di tutti i i suoi libri sono sempre lenti e poco convincenti mentre andando avanti con la lettura si è totalmente catturati dal suo stile e dalle sue storie. Forse potremmo dire che leggerla è un po’ come quando si assaggia un nuovo piatto, non bisogna fermarsi al primo impatto ma continuare a mangiare e lasciarsi avvolgere da nuovi sapori e consistenze. Ecco, lasciatevi avvolgere dai sapori e dagli odori di questo libro, vedrete che non ve ne pentirete. Buona lettura.
L’arte di cucinare desideri
Erica Bauermeister
Garzanti, 2013, p. 222, €. 16,40
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