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Danza delle ombre felici, Alice Munro

Disse ciao anche Myra? Poco probabile. Seduta sul suo letto alto con il collo esile e bruno che usciva dalla camicia da notte dell’ospedale troppo grande per lei, e il bel viso bruno immune ad ogni slealtà, forse aveva già scordato il suo dono, ed era pronta ad avviarsi da sola nel destino leggendario che già abitava anche quando stava nel portico dietro la scuola.

Quindici racconti brevi, nessuno arriva alle trenta pagine, dipingono ritratti di famiglie e bambini di quella parte di terra che è l’Ontario.
Terra agricola, rurale, ghiacciata d’inverno e micidiale nel suo caldo in estate.
Quindici pennellate di sentimenti, momenti, percorsi emotivi dall’infanzia all’adolescenza fino all’età adulta nello stile impeccabile di Alice Munro.

Danza delle ombre è la prima raccolta della scrittrice canadese pubblicata nel 1968 e già si intravede la grandezza della sua penna.
I racconti, a dispetto di altri più tardi, coprono uno spazio temporale minore ma possiedono tutte le caratteristiche dell’autrice.
Uno stile perfetto, semplice all’apparenza, dove ogni parola è giusta e mai di troppo; la capacità incredibile della scrittrice di descrivere stati d’animo e sondare sentimenti e conflitti familiari raccontando storie quotidiane, di dolore quotidiano.
Perché nelle storie della Munro c’è sempre una patina di sofferenza per un rapporto non concluso o per cose non dette al momento giusto e rimpiante anni dopo.
C’è sempre un’inquietudine che accompagna tutti i protagonisti dei racconti, una mancata capacità, in loro stessi o negli altri, di mettersi in ascolto.
Racconti che narrano il rimpianto e il ritorno, la malattia e il bisogno d’affetto.

Una nota di merito la scelta dei titoli dei singoli racconti, titoli che non danno mai modo di capire su cosa verterà la trama del racconto ma che a lettura finita si scoprono perfetti.
Buona lettura.

Francesca, 49 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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