
Il Golem non pareva affatto pericoloso: si comportava come un bambino troppo cresciuto, ansioso di rendersi utile. Su di lui si raccontavano strane storie.
Quello del Golem è uno dei soggetti più usati nella narrativa yiddish.
Si narra che nel momento del bisogno un rabbino degno di tale compito possa dare vita ad un uomo modellato nel fango recitando una preghiera ed incidendo sulla sua fronte il vero nome di Dio.
Il Golem, questo il nome della creatura, verrà rimesso a dormire quando il suo compito salvifico sarà portato a termine.
Singer, uno dei miei scrittori preferiti, riprende il personaggio del Golem scrivendo una fiaba dove magia, credenze popolari ed effetti collaterali impensabili si mischiano sapientemente.
Nella Praga dell’imperatore Rodolfo II gli ebrei vengono accusati spesso di crimini crudeli.
Per salvare un innocente da un’accusa ingiusta Rabbi Leib dà vita ad un Golem.
All’inizio tutto procede come dovrebbe: il Golem è forte, riesce nella sua missione.
Solo che si rifiuta di tornare argilla.
Joseph, così il rabbino ha chiamato la sua creatura, vuole vivere nel mondo degli uomini, camminare nel ghetto, vuole vivere coma una persona.
Ma un fantoccio di argilla piò umanizzarsi ed avere sentimenti?
Lo scrittore traccia una favola meravigliosa sul diverso.
Diversi sono gli ebrei ghettizzati ed accusati ingiustamente dai Gentili, diverso è il Golem che vuole essere ciò che non è, cioè umano.
Una storia per grandi e meno grandi, per ricordare un mondo che non esiste più e per ricordare, sempre, che chi consideriamo diverso è in realtà diverso solo per usi e abitudini ma è stato creato esattamente come noi.
E come dice Singer nella prefazione al libro
Dedico questo libro ai perseguitati e agli oppressi di ogni luogo, vecchi e giovani, Ebrei e Gentili, nonostante tutto con la speranza che il tempo delle false accuse e dei giudizi distorti un giorno cessi.
Buona lettura.